Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario
approfondire le riflessioni emerse in merito alla riforma dell’ISEE 2026, collocandole all’interno di
una cornice più ampia che riguarda la scuola pubblica, il lavoro docente e la tutela dei diritti sociali
fondamentali.
La revisione dell’ISEE, così come delineata dalla Legge di Bilancio 2026, introduce correttivi
importanti sul piano tecnico, ma continua a mostrare limiti strutturali quando viene applicata a
categorie professionali che vivono condizioni di fragilità non riconducibili esclusivamente al
reddito o al patrimonio formale. Tra queste, i docenti di ruolo fuorisede rappresentano un caso
emblematico.
Nel sistema scolastico italiano, la stabilità contrattuale non coincide con la stabilità esistenziale.
Migliaia di insegnanti sono costretti per anni a lavorare lontano dalla propria residenza anagrafica,
spesso in grandi aree urbane caratterizzate da costi elevatissimi per affitti, trasporti e servizi
essenziali. La presenza di una prima casa di proprietà, magari situata in un’altra regione e abitata da
familiari anziani o inutilizzata, diventa nel calcolo ISEE un fattore penalizzante, pur non
rappresentando una reale risorsa economica disponibile.
Da un punto di vista dei Diritti Umani, questa impostazione solleva una questione di giustizia
sostanziale: l’uguaglianza formale non garantisce equità se non tiene conto delle condizioni
materiali di vita. Il rischio concreto è che docenti con redditi medio-bassi vengano esclusi
dall’accesso a prestazioni sociali agevolate, sostegni per la genitorialità, servizi educativi per
l’infanzia o misure di welfare integrativo, proprio nel momento in cui lo Stato richiede loro un
impegno professionale elevato e una mobilità forzata.
Il Coordinamento osserva inoltre come la scuola venga sistematicamente chiamata a educare alla
cittadinanza, alla legalità e alla dignità della persona, mentre chi vi opera sperimenta una
progressiva compressione dei propri diritti sociali. Questa contraddizione rischia di indebolire la
credibilità stessa delle istituzioni educative e di alimentare un senso diffuso di frustrazione e
disaffezione.
Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti
Umani rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara,
affinché si apra un confronto serio e strutturato sulle ricadute sociali dell’ISEE 2026 per il personale
scolastico.
In particolare, si avanzano alcune proposte concrete:
– Riconoscimento dello status di docente fuorisede ai fini ISEE, con l’introduzione di
correttivi che tengano conto delle spese aggiuntive documentabili per affitto, trasporti e
doppia domiciliazione.
– Parziale esclusione della prima casa non abitata dal docente dal patrimonio rilevante,
quando essa non costituisce una fonte di reddito né un bene effettivamente disponibile.
– Introduzione di una franchigia specifica per il personale scolastico, analogamente a quanto
avviene per altre categorie, in ragione della funzione pubblica svolta e della mobilità forzata
legata al sistema di reclutamento.
– Tavolo permanente di confronto tra Ministero, rappresentanze professionali e associazioni di
docenti, per monitorare l’impatto delle politiche fiscali e sociali sul mondo della scuola.
– Integrazione del principio di equità sostanziale nelle politiche educative, affinché le misure
di welfare non penalizzino chi garantisce quotidianamente il diritto all’istruzione.
Il Coordinamento ritiene che investire nella dignità dei docenti non sia una concessione, ma una
scelta strategica per il futuro del Paese. Una scuola giusta si costruisce anche attraverso politiche
fiscali e sociali che riconoscano il valore umano e professionale di chi vi lavora.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

