Marano: Ogni giorno, sui gruppi social della Città e in particolare nelle discussioni che riguardano la politica a Marano, assistiamo a scontri sempre più aspri. Non più soltanto confronti tra idee diverse, ma vere e proprie battaglie a colpi di post, commenti, accuse, offese e fake news.
Si può essere in disaccordo. Si può criticare un’Amministrazione, un esponente politico, una scelta o un provvedimento. È normale, anzi è necessario, in una Comunità democratica.
Ma quando il confronto politico travalica le idee e diventa attacco personale, quando l’insulto sostituisce l’argomentazione e una notizia falsa viene costruita ad arte per screditare qualcuno, allora si supera un limite che riguarda tutti.
A Marano ogni giorno assistiamo a scontri virtuali che sembrano avere come unico obiettivo quello di alimentare rabbia e contrapposizione. Si condividono ricostruzioni senza verificarle, si trasformano opinioni in verità, si lanciano accuse senza prove. E spesso, dietro una tastiera, si dimentica che dall’altra parte c’è una persona.
Ma a chi giova tutto questo odio? A chi giova trasformare ogni discussione in uno scontro? A chi conviene una Comunità divisa tra tifoserie, dove non conta più ciò che si dice, ma soltanto da quale parte si sta? Certamente non ai cittadini.
Non giova a Marano, che ha bisogno di confronto, di idee, di partecipazione e di attenzione ai problemi reali. Non giova alla politica, che dovrebbe misurarsi sui risultati e sulle proposte. E non giova nemmeno a chi pensa di ottenere consenso attraverso l’aggressività e la delegittimazione dell’avversario.
La critica è un diritto. L’insulto non è un’idea. La libertà di espressione è un valore. La diffusione consapevole di falsità per colpire una persona è un’altra cosa.
Dovremmo tutti recuperare un po’ di responsabilità nell’uso delle parole. Prima di condividere una notizia, verificarla. Prima di accusare qualcuno, avere delle prove. Prima di scrivere un insulto, ricordarsi che dietro quel nome e quella fotografia c’è una persona.
Possiamo avere idee politiche diverse senza trasformarci in nemici. Possiamo criticare duramente senza perdere il rispetto. Possiamo discutere di Marano senza avvelenare Marano.
Perché una comunità non cresce quando prevale chi urla più forte. Cresce quando, anche nelle differenze, si riesce ancora a parlare, ascoltare e confrontarsi.
E allora forse la domanda più importante non è chi abbia scritto l’ultimo post, chi abbia risposto con l’ultima offesa o chi abbia lanciato l’ennesima accusa. La domanda è un’altra: a chi giova tutto questo odio?
Perché se a perdere siamo tutti, forse è arrivato il momento di cambiare linguaggio.
