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L’EDITORIALE. Frattamaggiore perde smalto, ecco perché

di Armando Iavarone

Frattamaggiore: Una bella città, dalle mille potenzialità. Inutile girarci intorno, Frattamaggiore tra i suoi problemi resta comunque il punto di riferimento di molti paesi della provincia di Napoli e non solo quelli territorialmente limitrofi. La qualità del commercio, la passeggiata nel centro cittadino, gli eventi, i servizi pubblici come i parcheggi, la vivibilità complessiva resta un punto d’arrivo per molti. Non a caso il mercato immobiliare qui raggiunge picchi impensabili persino per paesi molto più grandi di tutta la provincia. Proprio per la qualità della vita. Sullo sviluppo, il confronto con le altre realtà non regge.

Zona Pep, shopping di qualità. Frattamaggiore si candida ad essere il fiore all’occhiello dell’hinterland e non solo. Un risultato che viene da lontano. Dai dieci anni di governo dell’ex sindaco Francesco Russo, attuale segretario del Partito democratico. Ereditò una città che usciva da uno scioglimento anticipato per camorra, una realtà depressa, sul piano politico e sociale. Nessuno credeva nel miracolo. Sarebbe stato già tanto riportarla in un contesto di normalità. E, invece, quel “Miracolo” arrivò e fu costruito attraverso la partecipazione e il coinvolgimento di tutti, politica e società. Associazioni e movimenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti già da qualche anno. Il meccanismo si è inceppato in questi cinque anni, gioì ultimi, che dovevano decretare il “salto di qualità”. Fallito. E l’apice è stato raggiunto durante questa pandemia.

Gestione pessima esplosa nella fase più delicata, quella sulla distribuzione dei buoni spesa e dei kit alimentari ai disagiati. E’ scoppiata la guerra, sono volati gli stracci tra consiglieri di maggioranza, Protezione civile, assessori, sindaco, minoranza. Minacce di querele, accuse, veleni.

E i cittadini rinchiusi in casa attoniti a guardare uno scenario tragicomico con pacchi consegnati alle famiglie che non avevano bisogno solo perché segnalate dai componenti del civico consesso. Da nessuna parte è accaduto quanto visto a Frattamaggiore e sinceramente non è stato un bel vedere. I dieci anni di Francesco Russo avevano abituato la città e chi la guardava dall’esterno ad un altro livello di dibattito, culturale e qualitativo. Eppure, gran parte dei consiglieri erano praticamente gli stessi. Una riflessione indispensabile per capire dov’è il reale problema.

Una presa di coscienza generale non sarebbe male rispetto allo standard basso raggiunto in queste settimane. E lo dimostra un indicatore politico importante. La polemica innescata ha tracciato un solco tra squadre diverse e l’alfiere del sindaco, il soggetto politico che più di tutti oggi si erge a difesa dell’amministrazione, colui che di fronte alla polemica pubblica ha assunto un ruolo di primo piano nella maggioranza è Giovanni Pezzullo, esponente per anni di Forza Italia, eletto nel centrodestra nelle fila delle opposizioni e passato solo qualche mese fa in maggioranza a sostegno di un sindaco di centrosinistra, Marco Antonio Del Prete. Un dato politico inequivocabile che induce ad una riflessione. Il fatto che la persona più di tutte prende le difese dell’amministrazione e del sindaco sia un esponente che arriva dal centrodestra significa che qualcosa in maggioranza non quadra. I detentori di una leadership all’interno del centrosinistra hanno fatto un passo indietro. Prima il Pd che al congresso ha sancito la sconfitta della linea Del Prete. Francesco Russo, probabile candidato a sindaco contro Del Prete, è stato eletto segretario all’unanimità e la squadra di Del Prete è stata ridotta a minoranza interna, senza aver avuto nemmeno la forza di contarsi. Hanno affidato il partito democraticamente al loro diretto avversario ma anche a chi in quel partito ci ha sputato l’anima da sempre. E non è solo questo. Pezzullo pur non essendo l’uomo più rappresentativo della coalizione di governo lo è diventato sul campo per i passi indietro di tutti i maggiorenti del centrosinistra e Il silenzio del Presidente del Consiglio, Daniele Barbato, è emblematico. Un giovane, forse il migliore prodotto della locale classe dirigente. Ci ha sempre messo la faccia, da rappresentante delle istituzioni, quando serviva un intervento autorevole durante questi anni. Poche uscite ma tutte pensate e azzeccate. Ha un’immagine forte, autorevole, che visti i fatti dei suoi colleghi, mal si concilierebbe con quanto accaduto. E il Pd dovrebbe lavorare in modo serio per recuperare queste intelligenze nel partito e valorizzare il loro potenziale. Barbato, Mariateresa Pezzullo, tanto per citare i più giovani. Il partito democratico deve puntare a coinvolgere nel percorso nuovo che sta nascendo proprio questi capisaldi catalizzando anche il dissenso interno. Dov’è pasquale Del Prete, il vicesindaco nominato pochi mesi fa in pompa magna? Sparito. In silenzio. Ad occhio nudo è evidente che Frattamaggiore è in difficoltà e rischia di tornare indietro di 15 anni ed a dimostrazione di ciò ci sono le polemiche di queste settimane e quanto accaduto durante l’emergenza. Dove persino il presidente della Protezione civile, colonnello dell’esercito, è stato costretto a mostrare pubblicamente sui social il suo disgusto. Ciò che è avvenuto dopo ha solo messo in evidenza ancora di più uno spaccato davvero brutto politico e sociale in un momento dove tutto servirebbe tranne che questo. Prima l’esigenza di cambiare pagina rispetto al presente poteva suscitare un dibattito, ma più giorni passano e più la costruzione di una seria alternativa di governo proprio nel centrosinistra diventa necessaria per ripensare la città e dedicarsi finalmente alle sue esigenze e bisogni che, stando all’umore della città, sembra stato trascurato negli ultimi anni.

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