Marano: A.A.A. CERCASI PUC.

Ecco perché bisogna fare una discussione pubblica con tutte le forze sane di questa città. C’è troppo mistero sulla vicenda del PUC di Marano.

Da una parte c’è l’indagine della DDA di Napoli, ma non si comprendono i tempi: non si comprende su quale filone si concentri realmente l’attenzione della Procura. Dall’altra, l’iter amministrativo del Piano non va avanti. E allora viene da chiedersi: quando si tratta di dare fretta alla Procura di Napoli Nord su altre vicende, la si dà. Perché sulle indagini che riguardano il PUC non si dà la stessa fretta? Perché non si pretende chiarezza con la stessa urgenza?

In mezzo, solo silenzio. Soltanto silenzio.
A chi giova questo silenzio? A chi giova davvero far affossare il PUC?

Il Piano Urbanistico Comunale è stato adottato dalla Giunta in data 24 luglio 2025. Zero consumo di suolo, il Parco Territoriale Foragnano, il Parco Agricolo Diffuso dei Vigneti. Una visione di città diversa da quella del cemento e della speculazione. Ma la Valutazione Ambientale Strategica non è stata ancora trasmessa alla Città Metropolitana.

Ho provato ad approfondire, a informarmi, ho chiesto aggiornamenti agli esperti urbanisti. E qui arriviamo al punto che nessuno vuole spiegare chiaramente ai cittadini. Sembrava che, decorsi 12 mesi dall’adozione come previsto dalla L.R. Campania 16/2004 art. 10, le misure di salvaguardia dovessero decadere il 24 luglio 2026.

Altri richiamano invece il Testo Unico dell’Edilizia statale (D.P.R. 380/2001, art. 12), che fissa un termine di 3 anni, e alcune pronunce del Consiglio di Stato e del TAR Campania hanno affermato che il principio fondamentale statale prevarrebbe su quello regionale. Ma va detto con onestà: non tutta la giurisprudenza va in questa direzione, la materia resta controversa e non c’è un orientamento univoco. Proprio per questo non bastano le rassicurazioni di nessuno: serve un parere terzo, indipendente, che faccia chiarezza una volta per tutte.

Ed è proprio questa incertezza normativa, questa zona grigia tra i 12 mesi regionali e i 3 anni statali, a creare quello che i tecnici chiamano il “vuoto di salvaguardia”: un limbo in cui, se il Comune resta fermo, i privati potrebbero provare a chiedere permessi di costruire basati sul vecchio piano regolatore, il più permissivo, vanificando tutti i vincoli di tutela inseriti nel nuovo PUC. Non è un problema solo di Marano: molti Comuni campani si trovano davanti allo stesso dilemma, e alcuni sono arrivati persino a riadottare da capo il proprio PUC solo per far ripartire il timer dei 12 mesi e restare al riparo da ogni dubbio interpretativo. È la prova che il problema è reale e conosciuto, non un allarme immaginario.

Ed ecco perché il silenzio della Commissione Straordinaria è ancora più grave. La legge regionale prevede anche i poteri sostitutivi della Regione, all’articolo 39 della L.R. 16/2004: se il Comune resta inerte e non trasmette gli atti alla Città Metropolitana, la Regione ha il potere e il dovere di nominare un commissario ad acta che si sostituisca agli organi comunali e porti avanti l’approvazione definitiva del Piano. Perché non si è ancora arrivati a questo punto? Chi ha interesse a lasciare tutto fermo, sospeso, senza risposte?

Marano ha diritto a sapere. Marano ha diritto a un PUC che tuteli il suo territorio, non a un buco nero istituzionale che protegge solo chi ha interesse a mantenere le cose come stanno, in un limbo giuridico che favorisce solo la speculazione e il cemento.

Nota stampa Stefania Fanelli Sinistra Italiana

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