Marano: Negli ultimi giorni, alcuni organi di informazione hanno trattato il tema delle incandidabilità in relazione a procedimenti in corso presso il Tribunale di Napoli Nord. Le notizie pubblicate fanno riferimento a tempistiche procedurali articolate, che rientrano nelle dinamiche proprie dell’attività giudiziaria. In assenza di elementi ufficiali ulteriori, ogni valutazione sulle cause specifiche di tali tempistiche non può che rimanere nel campo delle considerazioni generali.

Quali sono i motivi? Perché gli elettori si pongono queste domande?

Rileggendo questi articoli, sono stato spinto a un’ulteriore riflessione. Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica o mafiosa è un istituto giuridico di natura preventiva e amministrativa, disciplinato dall’art. 143 del Testo Unico degli Enti Locali. Non si tratta di una sanzione penale, bensì di una misura volta a salvaguardare l’ente locale da condizionamenti mafiosi.

Nel disciplinare tale istituto, il legislatore ha individuato alcuni punti chiave: il ripristino della legalità; l’emersione di concreti, univoci e rilevanti collegamenti, diretti o indiretti, tra amministratori e criminalità organizzata; la nomina di una Commissione Straordinaria e la previsione dell’incandidabilità.

Poiché il fenomeno non è limitato a casi sporadici, ma coinvolge diversi comuni — solo nella provincia di Napoli —, Marano è arrivato a ben cinque scioglimenti. Vogliamo davvero che questa situazione continui all’infinito, con il triste primato di essere il primo comune d’Italia per numero di scioglimenti?

Come evidenziato nella relazione del Ministro dell’Interno, allegata agli ultimi due scioglimenti del Consiglio Comunale, il fenomeno malavitoso non è circoscritto all’ambito comunale, ma riguarda l’intero comprensorio. Coinvolge non solo amministratori, ma anche soggetti appartenenti alla struttura portante della macchina comunale. Per questo, la soluzione non può limitarsi al singolo provvedimento di incandidabilità.

Tra il 1991 e il 2025, la Campania ha registrato oltre 120 scioglimenti per camorra, risultando una delle regioni con la più alta incidenza. Marano, con cinque scioglimenti, rappresenta il caso più significativo a livello nazionale. Il fenomeno si è esteso in modo preoccupante e, allo stato attuale, il quadro normativo appare incompleto, incapace di affrontare tutte le problematiche esistenti.

Infatti, per quanto riguarda l’incandidabilità, il Ministro dell’Interno (organo esecutivo) demanda la decisione al Tribunale di Napoli Nord (organo giudiziario), mentre il fenomeno, nella sua complessità, resta politico e di interesse nazionale, assumendo quindi anche una dimensione sociale. In questo contesto, il ruolo del legislatore diventa prioritario.

Dovrebbe essere il legislatore, oltre a stabilire l’incandidabilità del singolo amministratore, a fissarne con chiarezza i presupposti, estendendo eventuali responsabilità anche a collaboratori, impiegati o funzionari che si siano resi complici di illeciti, nel rispetto del diritto di voto attivo e passivo sancito dall’art. 48 della Costituzione. È necessario evitare generalizzazioni basate su meri rapporti di parentela o affinità.

Occorre trovare soluzioni efficaci a un problema che, in casi come quello di Marano, rischia di protrarsi indefinitamente, con scioglimenti intervallati da commissariamenti della durata di 18 o 24 mesi. Anche quando questi, come l’attuale, risultano utili e costruttivi, la situazione di fondo resta immutata.

A mio avviso, le indicazioni fornite dalla Commissione Straordinaria vanno nella giusta direzione: salvaguardare il territorio e valorizzarne le potenzialità. In particolare, la riqualificazione e l’assegnazione di strutture comunali — come palestre scolastiche, palazzetti dello sport e Villa Borghese — e la valorizzazione del centro storico rappresentano segnali concreti di cambiamento.

Questo significa che divisioni, errori e incomprensioni fanno parte della nostra storia, ma non possono continuare a condizionare il futuro. È tempo, dunque, di una ricomposizione.

L’attuale situazione richiede un’inversione di tendenza, che non può prescindere da un’unità d’intenti tra tutte le forze in campo, fondata su un riformismo solido e orientato alla ricerca di un equilibrio stabile nel processo di trasformazione della società e delle istituzioni. Le precedenti amministrazioni, infatti, sembrano non aver tenuto adeguatamente conto del territorio e delle aspettative dei cittadini.

Per realizzare un cambiamento reale, Marano ha bisogno di una spinta propulsiva che parta dal basso, dalla società civile, con il contributo dei partiti e dei movimenti. Sarebbe auspicabile un’alleanza per la salute pubblica che possa ottenere, alle prossime elezioni, una maggioranza ampia e dare vita a una giunta pienamente operativa, capace di dialogare con il Governo nazionale, il Parlamento, la Regione e la Città Metropolitana.

Non esistono scorciatoie: né scelte imposte dall’alto né indirizzi dettati dai cosiddetti “poteri forti”.

Allo stesso modo, non esistono misteri: è necessario prendere atto che l’articolo 143 ha raggiunto i suoi limiti e necessita di modifiche. Il Ministro dell’Interno dovrebbe farsi promotore, presso il Governo, di un disegno di legge che preveda una corsia preferenziale e, nei casi più gravi — come quello di Marano —, l’adozione di una legge speciale.

Come Associazione Amici Insieme – Napoli Nord avevamo già posto il problema, proponendo l’indizione di un pubblico dibattito con la partecipazione dei rappresentanti dell’intero arco costituzionale, coinvolgendo in particolare i parlamentari del territorio affinché si facciano promotori di un’iniziativa legislativa.

Infine, resta lo strumento dell’iniziativa popolare, attraverso la raccolta di 50.000 firme, della quale, se necessario, siamo pronti a farci promotori.

Nota stampa Franco De Magistris, associazione Amici Insieme Napoli Nord

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