A Marano di Napoli si torna tra i banchi, ma la scuola pubblica continua a non essere una priorità. Il benessere delle studentesse e degli studenti, così come quello delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, resta ai margini dell’azione pubblica. Gli spazi verdi antistanti i complessi scolastici sono abbandonati all’incuria per mesi; la manutenzione arriva, quando arriva, a ridosso della fine dell’anno scolastico, rendendo di fatto inutilizzabili aree che dovrebbero essere parte integrante dell’esperienza educativa, soprattutto per l’infanzia e la primaria.

Le condizioni strutturali degli edifici scolastici sono il segno più evidente di questa disattenzione. Bagni rotti mai aggiustati e caldaie malfuzionanti sono la normalità.
Le infiltrazioni d’acqua, diffuse in gran parte delle scuole del territorio, non vengono risolte ma semplicemente tollerate. In molte aule il secchio che raccoglie l’acqua dal soffitto non rappresenta più un’emergenza temporanea, ma una presenza stabile, normalizzata. Nessun intervento risolutivo, nessuna manutenzione ordinaria o straordinaria, solo rinvii e soluzioni provvisorie.

Le amministrazioni comunali che si sono succedute prima dell’attuale commissariamento hanno responsabilità precise: non hanno mai considerato l’edilizia scolastica una priorità politica, rinunciando a programmare con gli enti preposti, interventi strutturali di ristrutturazione e di efficientamento energetico.
Ma il commissariamento non ha invertito questa rotta. Al contrario, ne ha accentuato i limiti. Un’amministrazione commissariale agisce senza un mandato politico e senza una visione di lungo periodo: gestisce l’esistente attenendosi rigidamente ai vincoli di bilancio e alle direttive dall’alto. In questo quadro, la scuola non diventa un diritto da rilanciare, ma una voce di spesa da contenere. Il risultato è una gestione che cristallizza il degrado, rinvia gli interventi e riduce ulteriormente la manutenzione, rendendo il commissariamento uno strumento di continuità con le politiche di taglio, non una risposta al fallimento del passato.

Quello che accade a Marano non è un’eccezione. È l’espressione locale di una scelta politica nazionale. La scuola pubblica viene considerata un costo e non un investimento. Mentre gli edifici scolastici cadono a pezzi, il Governo continua a destinare oltre 750 milioni di euro alle scuole private e paritarie, accompagnando questi finanziamenti con bonus fino a 1.500 euro per le famiglie che le scelgono.
Nel frattempo, in due anni sono state chiuse 661 scuole statali. Più di un terzo di queste chiusure si concentra nel Mezzogiorno. In Campania ha chiuso il 13% delle scuole, in Calabria il 22,5%, in Basilicata quasi il 28%, mentre al Nord le percentuali restano drasticamente più basse. A essere colpite sono soprattutto le scuole dell’infanzia, primarie e medie: l’84% degli istituti soppressi appartiene al primo ciclo.
Il cosiddetto dimensionamento non ha migliorato la qualità dell’istruzione. Ha prodotto scuole sempre più grandi e difficili da governare, facendo salire la media degli alunni per istituto da 894 a 929 e consentendo al Ministero di rivendicare un “risparmio” di oltre 13.000 posti di lavoro nel personale scolastico. Meno personale significa meno servizi, meno cura, meno diritti.
Da Marano di Napoli al resto del Paese, il messaggio è chiaro: la scuola pubblica non rientra nelle priorità delle istituzioni, né quando governa la politica né quando subentra una gestione commissariale che si limita ad amministrare i tagli.
Difendere la scuola pubblica significa difendere i territori, contrastare le disuguaglianze e affermare un’idea diversa di società.
E questo non è un destino inevitabile.
È una scelta politica.

A Marano, in Campania e nell’intero Paese #cambiamotutto

Comunicato stampa Potere al Popolo Marano

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