Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con attenzione
critica la notizia relativa alla conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie, prevista
anche per il biennio 2026/2028, così come delineata dalla bozza dell’Ordinanza Ministeriale
sull’aggiornamento delle GPS, in attuazione del decreto n. 32 del 26 febbraio 2025.
La continuità didattica rappresenta un valore rilevante per gli alunni e le alunne con disabilità,
poiché favorisce stabilità relazionale, fiducia educativa e coerenza nei percorsi di apprendimento.
Tale principio trova fondamento nell’articolo 3 della Costituzione italiana, che impegna la
Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale e culturale che limitano l’eguaglianza dei
cittadini, nonché nell’articolo 34, che sancisce il diritto all’istruzione come diritto fondamentale e
universale.
Il riconoscimento del ruolo delle famiglie e del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) nel processo
decisionale si inserisce coerentemente nel quadro delineato dalla legge n. 104 del 1992, che
individua nella corresponsabilità educativa e nella progettazione condivisa i pilastri dell’inclusione
scolastica, ulteriormente rafforzati dal decreto legislativo n. 66 del 2017 e dal successivo decreto
legislativo n. 96 del 2019, che hanno ridefinito il modello di inclusione in chiave sistemica e
collegiale.
Tuttavia, il Coordinamento ritiene necessario ribadire che l’inclusione non può essere ridotta a un
automatismo amministrativo né la continuità può tradursi in una mera conferma formale.
L’inclusione è, prima di tutto, un processo culturale, pedagogico e civile, che interpella l’intera
comunità scolastica. In questa prospettiva, anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti
delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009, richiama
esplicitamente il diritto a un’istruzione inclusiva di qualità, fondata su pari opportunità e su adeguati
supporti professionali.
Una scuola autenticamente inclusiva non tutela soltanto il bisogno di stabilità emotiva, ma
garantisce progettualità educativa, competenze professionali qualificate e responsabilità collegiale.
Il docente di sostegno, come chiarito dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza consolidata,
non è assegnato alla famiglia, bensì alla classe, in un’ottica di inclusione che riguarda l’intero
gruppo e non il singolo alunno in una logica di separazione.
Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare la figura del docente di sostegno in una presenza
esclusiva e personalizzata, indebolendo il principio di contitolarità e corresponsabilità didattica
sancito dall’ordinamento scolastico. Ciò contrasta con la finalità stessa delle norme inclusive,
orientate alla rimozione delle barriere e alla partecipazione piena di tutti gli studenti alla vita della
classe.
Particolare attenzione merita inoltre la possibilità di confermare docenti privi di titolo di
specializzazione. Se da un lato tale previsione risponde a esigenze contingenti di copertura dei posti,
dall’altro solleva interrogativi rispetto al diritto alla qualità dell’insegnamento, richiamato
implicitamente dall’articolo 24 della Convenzione ONU e dai principi di buon andamento e
imparzialità della pubblica amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. L’assenza di
un investimento strutturale sulla formazione specialistica rischia di consolidare una condizione
emergenziale in contrasto con una visione di inclusione stabile e duratura.
Preoccupano, infine, i vincoli previsti per i docenti confermati, esclusi per l’intero anno scolastico
dalle operazioni di conferimento di altri incarichi su posti vacanti e disponibili. Tali limitazioni
incidono sulla libertà professionale e sulla dignità lavorativa, principi che trovano tutela negli
articoli 1, 4 e 35 della Costituzione, e che non possono essere sacrificati senza un adeguato
bilanciamento con l’interesse educativo.
Il Coordinamento invita pertanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito e gli Uffici scolastici
territoriali a vigilare affinché l’applicazione della norma avvenga nel rispetto del quadro
costituzionale e legislativo vigente, garantendo equità, trasparenza e centralità della persona. La
continuità didattica non deve diventare una scorciatoia burocratica, ma un progetto educativo
consapevole, fondato su professionalità solide e su un autentico rispetto dei diritti di tutti: studenti,
famiglie e docenti.
Solo così la scuola potrà dirsi realmente inclusiva e fedele alla propria missione costituzionale:
rimuovere gli ostacoli, non crearne di nuovi, e garantire a ogni studente non soltanto la presenza a
scuola, ma il pieno esercizio del diritto all’educazione, alla dignità e all’autodeterminazione.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

