Abbiamo appreso che il TAR ha respinto il ricorso dell’ex sindaco Matteo Morra contro il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale.
Al di là dei legittimi giudizi politici sull’ultima Amministrazione, non troviamo alcun motivo per festeggiare. Solo gli sciacalli festeggiano, perché quello che è accaduto è innanzitutto una sconfitta per la città: una comunità che si ritrova ancora una volta privata della propria rappresentanza democratica, mentre gli apparati amministrativi restano spesso al loro posto.

È necessario avere l’onestà di riconoscere che alcuni errori, sul piano dell’opportunità politica, dovevano essere evitati. Marano è una città particolarmente esposta e chi assume responsabilità pubbliche deve esserne pienamente consapevole.

Ma riconoscere gli errori non significa perdere di vista il quadro più ampio. Non possiamo non vedere che alcuni poteri forti vogliono tornare a mettere le mani sulla città. Dobbiamo evitare che errori, divisioni e delegittimazione della politica diventino il varco attraverso cui quegli interessi possano tornare a condizionare il futuro di Marano.

È il momento di costruire un argine. Tutti insieme.
Un argine democratico, politico e civile, capace di difendere l’autonomia della politica, la partecipazione dei cittadini e il diritto della comunità a scegliere liberamente il proprio futuro.
Negli ultimi dieci anni Marano ha conosciuto più volte la gestione commissariale. Dobbiamo allora chiederci se, al momento di riconsegnare le chiavi della città alle compagini elette, i problemi di fondo fossero stati davvero risolti.

E c’è un’altra questione che non può essere elusa: la città ha il diritto di conoscere, punto per punto, cosa contiene la relazione che ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale. I cittadini hanno il diritto di sapere quali fatti, quali circostanze e quali responsabilità siano stati individuati e posti alla base di una decisione così grave, che incide direttamente sulla rappresentanza democratica della comunità.
Trasparenza significa anche questo: conoscere gli atti, leggerli, discuterli e poterli valutare senza semplificazioni, omissioni o processi sommari.

È anche per questo che, dal 20 luglio, stiamo lavorando in Parlamento per proporre una modifica della legge sugli scioglimenti dei Comuni.

Il tono della discussione deve tornare sul piano delle idee. Derisione, delegittimazione e odio non sono strumenti del confronto democratico, ma espressioni di una cultura dello squadrismo fascista, così come intimidazione e sopraffazione appartengono alle logiche mafiose.
Il confronto può essere duro, ma deve esserlo sulle idee, sui programmi e sulle responsabilità. Mai sulla denigrazione della persona.
Il cambiamento passa anche da una rinnovata pratica politica.

Una città che va al voto deve votare non soltanto un sindaco, ma un’intera squadra e un progetto di città, costruiti sulla visione, sulla competenza e sulla responsabilità.
Mai più cambiali elettorali. Il voto deve tornare a essere una scelta libera e consapevole, fondata sulle idee e sulla capacità di costruire il futuro della città.
Marano non può essere riconsegnata a vecchie logiche e interessi particolari.

In virtù di quanto affermato, siamo convinti che soltanto con dialogo e programmazione si possa costruire una reale svolta per la città. Sinistra Italiana e La Città dei Diritti si rendono, quindi, disponibili ad intraprendere un percorso condiviso con tutte le forze sane della città che vogliono mettere i bisogni della comunità dinanzi agli interessi dei pochi.

Tutti insieme dobbiamo costruire quell’argine: per Marano, per la sua democrazia, per il diritto dei suoi cittadini a conoscere la verità degli atti e a decidere liberamente il proprio futuro.

Comunicato Stampa Sinistra Italiana Marano di Napoli / La Città dei Diritti

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