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NAPOLI. Beni comuni, la Commissione cultura incontra Alberto Lucarelli

Napoli: nella riunione presieduta da Elena Coccia, l’intervento di Alberto Lucarelli, docente di Diritto costituzionale alla “Federico II”, già assessore del Comune di Napoli, componente della commissione Rodotà e promotore della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare in difesa dei beni comuni. Sono state ricordate le numerose realtà amministrative che hanno lavorato in anni recenti allo sviluppo del concetto di bene comune, che attende ora una normativa nazionale di riferimento.

Dopo il deposito delle oltre 50mila firme raccolte dal comitato Rodotà, prosegue ora l’iter che porterà all’esame del disegno di legge che integra la proposta depositata dalla commissione nel 2008. Un tema, quello dei beni comuni, al centro delle agende di molte realtà amministrative nazionali e internazionali, ha ricordato la presidente Coccia, ricostruendo l’origine del concetto e richiamando il disegno di legge delega elaborato dalla commissione Rodotà nel 2008 in cui sono descritti come “beni comuni” quei beni “che non rientrano in senso stretto nella specie dei beni pubblici, in quanto beni a titolarità diffusa, potendo appartenere non solo a persone pubbliche, ma anche a privati. Ne fanno parte le risorse naturali, come i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; le altre zone paesaggistiche tutelate. Vi rientrano, altresì, i beni archeologici, culturali, ambientali“.

Ancora più urgente, per la presidente, intervenire oggi sulla materia, soprattutto alla luce delle drammatiche conseguenze prodotte dai cambiamenti climatici e della necessità di tutelare l’ambiente nell’interesse delle generazioni future. Per Alberto Lucarelli – che ha ricordato i quesiti referendari del 2011 e la finalità del lavoro svolto dalla commissione Rodotà, poi ripreso dal comitato omonimo che ha promosso la raccolta di firme per un disegno di legge di iniziativa popolare che riporti al centro della discussione quel lavoro concluso ma mai diventato legge – sono tutte apprezzabili le iniziative dal basso che si moltiplicano in tanti Comuni intorno al concetto di bene comune, ma occorre una regolamentazione statale che fissi una definizione precisa. Occorre, poi, come chiarito anche in una delle delibere scritte da Lucarelli ai tempi del suo incarico di assessore al Comune di Napoli, fare molta attenzione alla gestione e al ruolo delle amministrazioni, che devono verificare che il tema dei beni comuni non apra la strada a comunità escludenti nell’utilizzo del bene.

Luigi De Giacomo, segretario generale del comitato Rodotà, ha ricordato la finalità della commissione presieduta dal giurista scomparso due anni fa, tesa ad armonizzare le norme del Codice civile del 1942 in materia di beni pubblici con la tutela dei diritti fondamentali della persona stabiliti da diversi articoli della Costituzione, e l’impegno del comitato per riportare all’attenzione del Parlamento quel testo elaborato e mai esaminato a causa della caduta del governo Prodi nel 2008. Per Gabriele Di Napoli, funzionario dell’Osservatorio Centro storico di Napoli sito Unesco, l’esperienza del Comune di Terzigno con la Cava Danieli, un sito diventato museo dopo anni di utilizzo come discarica di rifiuti, è emblematica del grande lavoro che può essere portato avanti dalle amministrazioni locali in materia di beni comuni, purché non venga trascurato l’aspetto del modello di gestione.

L’esperienza di Napoli come città in trasformazione presentata a Copenaghen su invito dell’amministrazione locale è stata raccontata da Gianmarco Pisa dell’Istituto italiano di ricerca per la Pace, che ha raccolto l’apprezzamento per le scelte fatte dal Comune di Napoli in materia di acqua pubblica, spazi liberati e asili. Per Rosaria Galiero (Napoli in Comune a Sinistra) la mancata disciplina normativa dei beni comuni apre la strada a scelte molto diverse a livello locale a seconda del colore politico di chi amministra le città. Non esaminare il disegno di legge Rodotà ed effettuare poi tagli così pesanti agli enti locali in questi anni ha significato costringerli in molti casi a vendere beni pregiati del proprio patrimonio. Per questo, e affinché i beni siano preservati nell’interesse collettivo, la battaglia dei beni comuni è diventata una battaglia di civiltà.

Il consigliere Salvatore Guangi (Forza Italia) ha concordato sull’importanza del tema, che va però accompagnato da una riflessione sull’uso distorto che può essere fatto da chi, come accaduto con l’acqua, ritiene che di un bene qualificato come “comune” si possa fare un uso illimitato senza dovere alcun corrispettivo.

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