Clemente Mastella ha già cominciato a giocare la partita delle prossime elezioni politiche. E lo sta facendo partendo da un punto preciso: il Centro non può essere una somma di piccoli partiti, né una semplice riserva di voti del Centrosinistra.
Il messaggio che il leader di Noi di Centro sta portando in queste settimane è chiaro: bisogna costruire un’Area Moderata, riformista e autonoma, capace di presentarsi alle urne con una propria identità e, soprattutto, con un peso politico sufficiente a incidere sulla futura Maggioranza.
A Rende Mastella lo ha detto senza troppi giri di parole: “Non vogliamo costruire il Campo Largo, ma il Campo Giusto”. Una formula che sintetizza la sua strategia in vista delle Politiche: non allargare una Coalizione all’infinito, ma costruire una Coalizione che abbia le condizioni per vincere e governare.
Il Centro come condizione per vincere
Per Mastella il primo dato da cui partire è elettorale, prima ancora che ideologico.
“La Coalizione progressista senza Centro non vince”, ha sostenuto alla Festa nazionale dell’Avanti! a Campobasso, aggiungendo che la “non autosufficienza della sinistra è un dato di fatto”.
È questo il cuore della sua posizione.
Mastella non propone semplicemente di aggiungere un’altra sigla al Centrosinistra. Al contrario, considera proprio la proliferazione delle sigle uno dei problemi da superare.
Il Centro, sostiene, deve smettere di essere un insieme di “cespugli” e deve trasformarsi in una forza politica capace di parlare a una parte precisa dell’elettorato italiano: moderata, riformista, cattolico-democratica, socialista, liberale e civica.
Una parte che, nella sua lettura, non può essere chiamata soltanto al momento del voto per consentire alla coalizione progressista di raggiungere la Maggioranza. Deve essere parte della costruzione della Maggioranza.
Mastella apre a Manfredi: un nome per unire il centro
È in questo quadro che va letta anche l’apertura di Mastella all’ipotesi di Gaetano Manfredi come possibile frontman del centro.
Il leader di Noi di Centro ha definito positivamente la proposta avanzata da Matteo Renzi, considerandola una strada utile per superare personalismi e veti.
Non è un dettaglio.
Mastella sta dicendo che il problema non è soltanto chi rappresenterà il Centrosinistra, ma anche chi sarà in grado di rappresentare quell’Area centrista che potrebbe risultare decisiva nella sfida elettorale.
Il nome di Manfredi, nella sua impostazione, può diventare quindi uno strumento per superare la frammentazione.
Non un leader imposto dall’alto, ma un possibile punto di aggregazione.
Perché il vero obiettivo di Mastella sembra essere proprio questo: arrivare alle elezioni con un centro sufficientemente forte da non essere trattato come una componente marginale della coalizione.
“Basta cespugli”: la partita è già cominciata
La sua critica alla frammentazione è stata esplicita anche a Rende.
“La logica dei cespugli va superata”, ha detto Mastella, avvertendo che disperdere “in mille rivoli” il patrimonio politico, culturale ed elettorale del centro sarebbe un errore. E ha collegato direttamente questa esigenza alla nuova legge elettorale, che a suo giudizio favorisce aggregazioni e coalizioni.
Il ragionamento è quindi anche molto pragmatico.
Se la legge elettorale spinge verso coalizioni più strutturate, presentarsi divisi significa perdere forza prima ancora di arrivare alle urne.
Mastella sembra voler evitare proprio questo scenario.
Il suo progetto non è cancellare le identità dei partiti centristi, ma metterle in rete dentro un soggetto politicamente più forte.
“Le identità di tutti noi vanno preservate”, è il senso del suo ragionamento, ma bisogna abbandonare la logica dell’orticello.
È una vecchia idea della politica centrista italiana, riproposta però in una fase nella quale il sistema politico si prepara a una nuova competizione bipolare.
Il bersaglio non è soltanto la Destra
Mastella, però, non sta costruendo il suo progetto soltanto in funzione della destra.
La sua critica riguarda anche il centrosinistra.
Il “Campo Largo”, nella sua lettura, rischia di diventare una fotografia composta da molti leader ma da una capacità politica complessiva molto più debole.
A Rende ha osservato che quello che viene definito Campo Largo si presenta con “quattro personaggi” ma, nella sostanza, con tre partiti. E ha parlato di un centrosinistra “sbiadito”, incapace di trovare una sintesi efficace.
Il problema, dunque, non è avere più alleati.
È avere un progetto politico riconoscibile.
E soprattutto evitare che le differenze interne trasformino la cCoalizione in una somma di veti.
La legge elettorale e la battaglia per entrare in Parlamento
È qui che la questione della legge elettorale assume per Mastella un’importanza strategica.
A Campobasso ha parlato di un “rischio elevatissimo di incostituzionalità”, contestando il premio, i capilista bloccati, il meccanismo della raccolta delle firme e le modalità di indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio.
Il punto politico più delicato riguarda proprio i nuovi soggetti.
Secondo Mastella, alcune disposizioni rischiano di favorire chi è già presente in Parlamento e rendere più difficile l’ingresso delle forze che vogliono competere dall’esterno.
Ed è difficile non leggere questa presa di posizione anche alla luce del progetto di Noi di Centro.
Mastella sta infatti cercando di costruire un soggetto che possa arrivare alle prossime politiche con una propria forza organizzativa e territoriale.
Per questo la battaglia sulle regole elettorali non è, nella sua prospettiva, una questione astratta. È una questione di agibilità politica.
Il messaggio che Mastella manda al centrosinistra è quindi abbastanza netto. Non chiede semplicemente di essere invitato al tavolo. Chiede che il centro arrivi al tavolo con una propria forza.E questo cambia completamente la prospettiva.
Perché se il Centrosinistra considera il centro soltanto come una componente da aggiungere alla coalizione, Mastella rischia di avere poco interesse a partecipare a un’operazione di questo tipo.
Se invece il Centro riesce a costruire una forza autonoma e competitiva, allora il suo peso nelle trattative sulle candidature, sulla leadership e sul programma può diventare molto maggiore.
È la vecchia politica dei numeri, ma applicata a un nuovo scenario.
Ecco allora perché la formula scelta da Mastella non è soltanto uno slogan.
“Campo Giusto” significa, nella sua impostazione, una coalizione costruita sulla possibilità concreta di vincere le elezioni, non sulla semplice sommatoria delle sigle.
Significa un centrosinistra nel quale il centro abbia pari dignità. Significa superare i personalismi. Significa evitare che ogni partito difenda il proprio piccolo recinto. E significa soprattutto arrivare alle politiche con una proposta capace di parlare anche a quell’elettorato moderato che difficilmente si riconosce nei toni più radicali della sinistra.
Mastella non sembra voler aspettare che siano gli altri a decidere quale sarà il suo spazio.
Vuole costruirselo prima delle elezioni. E la partita è già iniziata. Il Centro, nella sua strategia, non deve essere l’appendice del Campo Largo.
Deve essere uno dei pilastri del Campo Giusto.
Perché, quando arriverà il momento di contare i voti, la domanda non sarà più quanti leader saranno seduti al tavolo.
Sarà molto più semplice: quanti elettori saranno disposti a seguirli.

