San Pietro Infine: la prima edizione del Film Festival dedicato alla memoria della guerra. «Zemlja» di Tatiana Đorđević conquista il Premio John Huston. Tra i riconoscimenti anche «Road to Rome», «Cassino Then and Now», «Bocca d’inferno» e «Storie delle Resistenze»

Le rovine di San Pietro Infine, la “Pompei del ’900”, hanno fatto da scenario alla prima edizione del San Pietro Infine Film Festival (SPIFF), rassegna internazionale dedicata al documentario storico, alla memoria della Seconda guerra mondiale e alla trasmissione del ricordo tra le generazioni.

Dal 24 al 26 settembre il piccolo centro dell’Alto Casertano ha accolto opere provenienti da diversi Paesi. Oltre quaranta i lavori arrivati al festival, dai quali sono stati selezionati nove finalisti nelle sezioni Documentario italiano, Documentario straniero e Cortometraggio.

La scelta della location non è casuale. San Pietro Infine fu teatro, nel dicembre 1943, di una delle battaglie più drammatiche della campagna d’Italia e il suo antico abitato venne quasi completamente distrutto. È proprio qui che John Huston realizzò The Battle of San Pietro, documentario destinato a diventare una delle opere più importanti del cinema di guerra. Il festival raccoglie dunque un’eredità cinematografica e civile particolarmente forte: raccontare la guerra per interrogarsi sulla pace.

Il riconoscimento più importante della prima edizione, il Premio John Huston per il Miglior Documentario, è stato assegnato a «Zemlja» di Tatiana Đorđević, realizzato insieme al giornalista Joshua Evangelista.

Il titolo, Zemlja, significa “terra”. Il film affronta una delle ferite ancora aperte dell’Europa contemporanea: l’eredità della guerra in Bosnia-Erzegovina a trent’anni dal genocidio di Srebrenica.

La storia si sviluppa attraverso Sarajevo, Banja Luka e Srebrenica e segue soprattutto due adolescenti, Nia e Jakša, che crescono all’interno di sistemi educativi e narrazioni storiche differenti. La memoria della guerra, invece di essere condivisa, continua così a essere divisa lungo linee etniche e politiche.

Il documentario mette a confronto giovani, insegnanti, storici, giornalisti e attivisti, mostrando come il passato possa essere ricordato, negato o trasformato in strumento di propaganda. Al centro emerge una domanda: come si può costruire una pace duratura quando le nuove generazioni ricevono versioni diverse della stessa storia?

È un tema che rende «Zemlja» particolarmente coerente con lo spirito dello SPIFF: la memoria non come semplice celebrazione del passato, ma come responsabilità verso il futuro.

Il Premio Frederick Wiseman per il Miglior Film Straniero è andato a «Road to Rome», diretto da Tim Gray e prodotto dalla World War II Foundation, con la narrazione di Jim Nantz.

Il documentario ricostruisce la lunga e sanguinosa campagna alleata in Italia, dall’invasione di Salerno fino alla liberazione di Roma e alla conclusione della guerra.

Il film segue fisicamente il percorso degli eserciti alleati attraverso alcuni dei luoghi più importanti della campagna: Salerno, Anzio, Montecassino, San Pietro Infine e Roma. Le immagini contemporanee dei luoghi vengono accostate ai materiali d’archivio e alle testimonianze dei veterani.

Il risultato è un viaggio nella memoria di una guerra combattuta tra montagne, fango e difficoltà logistiche, nel quale battaglie come Anzio e Montecassino vengono rilette attraverso il sacrificio umano che accompagnò la liberazione dell’Italia.

Due importanti riconoscimenti sono andati a «Cassino Then and Now» di Paolo Ameli: il Premio Giuseppe Capobianco per la Migliore Ricerca d’Archivio e delle Fonti Audiovisive e il Premio Carlo Rambaldi per il Miglior Montaggio.

Il documentario racconta le quattro battaglie di Cassino attraverso le storie di cinque soldati – americani, neozelandesi, tedeschi, francesi e polacchi – e di un profugo italiano.

Le vicende personali, ricostruite sulla base di documentazione storica, vengono accompagnate da rare immagini d’archivio relative agli episodi raccontati. Ma uno degli elementi più significativi del film è il confronto visivo tra Cassino di allora e Cassino di oggi: l’Abbazia, il territorio circostante e la Linea Gustav vengono mostrati mettendo in relazione le fotografie del periodo bellico con i luoghi contemporanei.

La memoria diventa così anche un esercizio dello sguardo: osservare ciò che è rimasto e confrontarlo con ciò che la guerra aveva cancellato.

Il Premio Robert Capa per la Miglior Fotografia è stato assegnato a «Bocca d’inferno» di Eugenio Barzaghi.

Il film parte da un ritrovamento personale: un fotografo scopre il diario autografo di un soldato della Prima guerra mondiale che porta il suo stesso nome, Eugenio Barzaghi.

Da questo ritrovamento nasce un viaggio che conduce dall’Irpinia fino al Carso, sulle tracce del soldato e della misteriosa “Bocca d’Inferno”, una trincea dal nome evocativo che diventa il punto d’incontro simbolico tra due uomini separati da oltre un secolo.

Il documentario intreccia quindi ricerca storica, memoria personale e fotografia, trasformando il ritrovamento di un documento privato in un’indagine sul rapporto tra chi ha vissuto la guerra e chi, generazioni dopo, cerca di comprenderla.

Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a «Storie delle Resistenze. 80 anni di Libertà», di Alessandro Arangio Ruiz e Isabella Insolvibile. (

Il documentario affronta la Resistenza italiana non come un fenomeno uniforme, ma nella sua pluralità di esperienze, protagonisti e territori.

Il racconto segue uomini e donne diversi per età, provenienza politica, origine geografica e condizione sociale, accomunati dalla scelta di opporsi al fascismo e all’occupazione nazista.

La storica Isabella Insolvibile accompagna il pubblico attraverso le vicende dei protagonisti, utilizzando interviste contemporanee e d’archivio, fotografie, filmati storici e letture affidate anche agli attori Neri Marcorè, Alicia Chiesa e Alberto De Bernardinis.

Ne emerge un racconto pensato anche per la divulgazione e per le nuove generazioni: la Resistenza come fenomeno complesso, fatto di lotta armata ma anche di opposizione civile, disobbedienza, solidarietà e rifiuto della collaborazione con il nazifascismo.

A completare il quadro dei premiati è «The Border» di Carlo Fumo, vincitore del riconoscimento per il Miglior Cortometraggio.

Il film segue due adolescenti che comunicano attraverso una lingua dei segni inventata e decidono di fuggire da una terra senza nome. Avvolti nelle coperte, attraversano di notte un paesaggio arido e ostile dirigendosi verso un confine invisibile.

Quasi senza parole, il corto costruisce una metafora universale sull’amore, sulla guerra, sulla fuga e sull’indifferenza. La corsa verso la libertà si trasforma progressivamente in una riflessione sulle conseguenze di una società che osserva senza intervenire.

I premi della prima edizione dello SPIFF compongono un mosaico di storie molto diverse: la Bosnia del dopoguerra di «Zemlja», la campagna d’Italia di «Road to Rome», le battaglie di Cassino, la memoria individuale di «Bocca d’inferno», la pluralità della Resistenza italiana e la parabola universale di «The Border».

A unirle è però una stessa idea: la memoria non è soltanto ciò che resta del passato, ma uno strumento per leggere il presente.

È forse questo il significato più profondo di un festival nato proprio a San Pietro Infine. Le rovine del vecchio paese non sono soltanto una testimonianza della distruzione del 1943: sono diventate un luogo nel quale il cinema può restituire voce a chi ha vissuto la guerra e parlare a chi non l’ha conosciuta.

Con la prima edizione, lo SPIFF ha dunque trasformato le ferite di un territorio in uno spazio di confronto internazionale. Un modo per ricordare che la storia, quando viene raccontata, non appartiene soltanto a ieri: riguarda anche le scelte che facciamo oggi.

You cannot copy content of this page