Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con profonda
preoccupazione i dati diffusi dall’Istat che certificano una nuova accelerazione dell’inflazione,
tornata a crescere dell’1,2% su base annua nel mese di dicembre, con un incremento dello 0,2%
rispetto a novembre, interrompendo una fase di rallentamento durata circa due mesi. Nella media
del 2025, l’inflazione si è attestata all’1,5%, in netto aumento rispetto al +1,0% del 2024.

Dietro questi dati macroeconomici si cela una realtà sociale sempre più critica. A trainare
l’inflazione sono soprattutto le bollette di gas ed energia elettrica, cresciute del 16,2%, e il
cosiddetto carrello della spesa, che registra rincari medi del 3,4%, con un aumento su base annua
passato dal +1,5% di novembre al +2,2% di dicembre. I beni alimentari, per la cura della casa e
della persona, segnano anch’essi un’accelerazione dal +1,5% al +2,2%, mentre i prodotti ad alta
frequenza d’acquisto salgono dal +2% al +2,2%.

Secondo le associazioni dei consumatori, questi aumenti si traducono in una maggiore spesa annua
di circa 496 euro per una famiglia “tipo”, che arriva a 685 euro per un nucleo con due figli. Alcuni
rincari risultano particolarmente significativi: carne bovina +8,2%, formaggi e latticini +6%, uova
+8,5%, cioccolato +9,5%, caffè +18%, cacao in polvere +20,3%. Sul fronte dei trasporti, i voli
nazionali sono aumentati del 15,1% su base annua e addirittura del 41,9% rispetto al mese
precedente, mentre i pacchetti vacanza segnano +12,1%.

In questo scenario già allarmante, il Coordinamento ritiene imprescindibile portare all’attenzione
pubblica una emergenza strutturale e ormai drammatica: la condizione economica dei docenti di
ruolo fuori sede, in particolare di coloro che lavorano nelle città metropolitane del Centro-Nord,
lontani dalle proprie città di residenza e dalle famiglie.

Per migliaia di insegnanti, l’impatto dell’inflazione non è astratto: nelle grandi aree urbane, i canoni
di locazione assorbono spesso oltre il 40–50% dello stipendio netto mensile, a cui si aggiungono
bollette energetiche in forte aumento e costi di trasporto urbano e ferroviario sempre più onerosi. In
città come Milano, la più cara d’Italia secondo le indagini sul costo della vita, il divario tra reddito e
spese essenziali rende di fatto insostenibile la permanenza per molti docenti neoassunti o trasferiti
d’ufficio.

Il risultato è una condizione di progressivo impoverimento del lavoro docente: stipendi fermi, a
fronte di un costo della vita in costante crescita, espongono un numero sempre maggiore di docenti
di ruolo fuori sede a un concreto rischio di povertà lavorativa, con ricadute pesantissime sul piano
personale, familiare e professionale. La lontananza forzata dalla propria rete affettiva, sommata alla
pressione economica, genera un logoramento che incide anche sulla qualità dell’offerta formativa.
Il CNDDU sottolinea inoltre come l’impatto dell’inflazione sia territorialmente diseguale. I rincari
più marcati nel Sud e nelle Isole sui beni di prima necessità e l’elevato costo della vita nelle città
metropolitane del Centro-Nord producono una frattura economica che si traduce in una
disuguaglianza sostanziale di diritti, in palese contrasto con i principi costituzionali.

L’avvio di un’indagine dell’Antitrust sulla grande distribuzione e sulla filiera agroalimentare
rappresenta un primo passo, ma non può bastare. Le dinamiche speculative colpiscono in modo
diretto chi vive di reddito fisso. Per i docenti fuori sede, già penalizzati da stipendi non adeguati ai
contesti urbani ad alto costo, ogni ulteriore rincaro diventa un fattore di esclusione sociale.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge
un appello urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché vengano
adottate misure immediate e strutturali, tra cui:
– sgravi fiscali e agevolazioni sugli affitti nelle aree metropolitane ad alto costo abitativo;
– riduzioni significative sul costo dei trasporti pubblici e ferroviari, essenziali per la mobilità
lavorativa e per il mantenimento dei legami familiari;
– integrazioni economiche agli stipendi dei docenti, parametrate al costo della vita territoriale;
– il riconoscimento formale della condizione di docente di ruolo fuori sede come fattore di
vulnerabilità economica e sociale.

Come docenti di Diritti Umani ribadiamo che lavoro dignitoso, giusta retribuzione e tutela
dell’unità familiare non sono privilegi, ma diritti fondamentali. L’inflazione non è solo un
indicatore economico: è uno specchio della qualità della nostra democrazia.
Una scuola che sopravvive sul sacrificio silenzioso dei suoi insegnanti è una scuola fragile.
Difendere oggi la dignità economica dei docenti significa difendere domani il diritto all’istruzione,
la coesione sociale e il futuro stesso del Paese.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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