Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda
preoccupazione per il progressivo deterioramento della percezione di sicurezza all’interno delle
istituzioni scolastiche italiane, fenomeno recentemente confermato da indagini rivolte alla
popolazione studentesca e coerente con un quadro scientifico ormai ampiamente documentato a
livello internazionale. Le più autorevoli ricerche condotte in ambito educativo evidenziano come la
violenza scolastica non costituisca un episodio marginale, ma una componente strutturale che incide
sulla qualità dei sistemi formativi e sul benessere degli studenti.
I dati elaborati dall’UNESCO indicano che, su scala globale, circa uno studente su tre è stato
vittima di bullismo almeno una volta in un arco temporale recente (UNESCO, Behind the numbers:
ending school violence and bullying, 2019). In ambito europeo, ulteriori rilevazioni mostrano come
il cyberbullismo coinvolga circa il 15% degli adolescenti, con un trend in crescita negli ultimi anni
(Commissione Europea, EU Kids Online Survey, 2020). Tali dinamiche non sono prive di
conseguenze: la letteratura scientifica evidenzia una correlazione significativa tra esperienze di
bullismo e sviluppo di disturbi psicologici, con probabilità sensibilmente più elevate di ansia,
depressione e difficoltà comportamentali tra gli studenti coinvolti (Gini, G., & Pozzoli, T., Bullied
children and psychosomatic problems: A meta-analysis, Pediatrics, 2013). In questo contesto, la
stessa UNESCO sottolinea come ambienti scolastici caratterizzati da paura e insicurezza risultino
incompatibili con processi di apprendimento efficaci e con il pieno sviluppo della persona
(UNESCO, School violence and bullying: Global status report, 2017).
Alla luce di tali evidenze, la crescente richiesta di sicurezza espressa dagli studenti italiani non può
essere interpretata come una mera domanda di controllo, ma come un indicatore di criticità
sistemica del clima educativo. Le recenti misure adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e
dal Ministero dell’Interno, orientate al rafforzamento dei dispositivi di vigilanza e prevenzione degli
ingressi armati negli istituti scolastici, rispondono a una necessità contingente di tutela, ma non
esauriscono la complessità del fenomeno. La comunità scientifica concorda nel ritenere che gli
approcci esclusivamente securitari risultino efficaci nel breve periodo, ma incapaci di incidere sulle
cause profonde della violenza, che affondano nelle dinamiche relazionali, nei contesti socio-
culturali e nei processi di costruzione dell’identità adolescenziale.
In questo scenario si inserisce una ulteriore criticità che il CNDDU ritiene non più eludibile: il
progressivo ridimensionamento del ruolo formativo dei docenti di Diritto e delle discipline
giuridico-sociali all’interno dei curricoli scolastici. Tale tendenza, sebbene spesso giustificata da
esigenze organizzative o da una visione tecnicistica dell’offerta formativa, rischia di indebolire uno
dei presìdi educativi più rilevanti nella costruzione della cittadinanza consapevole. La riflessione
pedagogica contemporanea ha da tempo chiarito come l’educazione alla legalità e ai diritti non
possa essere confinata a interventi episodici o trasversali, ma necessiti di un impianto disciplinare
solido, capace di fornire agli studenti strumenti cognitivi e critici per comprendere le regole della
convivenza democratica e interiorizzarne il valore.
In assenza di tale presidio, il rischio è quello di una progressiva “analfabetizzazione giuridica” delle
nuove generazioni, che si traduce in una minore capacità di riconoscere i limiti, di gestire i conflitti
e di collocare le proprie azioni all’interno di un quadro di responsabilità. La scuola, in questa
prospettiva, non è soltanto luogo di trasmissione di saperi, ma spazio di costruzione normativa e
simbolica, in cui le regole non sono semplicemente imposte, ma comprese, condivise e legittimate.
La riduzione del peso delle discipline giuridiche indebolisce tale processo, contribuendo
indirettamente a quella fragilità del patto educativo che oggi emerge con evidenza anche nei
fenomeni di violenza.
Gli studi di riferimento in ambito pedagogico e psicologico, a partire dalle ricerche di Dan Olweus,
hanno dimostrato che interventi sistemici e continuativi basati sull’educazione socio-emotiva, sulla
responsabilizzazione collettiva e sul miglioramento del clima scolastico possono ridurre in modo
significativo gli episodi di violenza e prevaricazione (Olweus, D., Bullying at School: What We
Know and What We Can Do, Blackwell, 1993). Tali evidenze sono oggi confermate da numerosi
programmi internazionali che integrano prevenzione, formazione e supporto psicologico,
evidenziando come la qualità delle relazioni educative rappresenti il principale fattore di protezione
(OECD, School Safety and Student Well-being, 2021). In tale quadro, il contributo delle discipline
giuridiche si configura come elemento essenziale per dare struttura e significato ai percorsi
educativi, collegando la dimensione emotiva a quella normativa e civica.
In questa prospettiva, il CNDDU ritiene indispensabile un ripensamento organico delle politiche
scolastiche, fondato su dati empirici e orientato alla costruzione di ambienti educativi inclusivi,
capaci di prevenire il disagio prima che esso degeneri in comportamenti violenti. La presenza
stabile di figure professionali dedicate al supporto psicologico, l’introduzione sistematica di
percorsi di educazione alle competenze emotive e relazionali, nonché il rafforzamento
dell’insegnamento delle discipline giuridiche e della cultura dei diritti umani, rappresentano
interventi coerenti con le raccomandazioni internazionali e con le evidenze scientifiche disponibili
(Eurydice, Promoting diversity and inclusion in schools in Europe, 2023).
La scuola, in quanto istituzione costituzionalmente orientata alla promozione della persona e dei
diritti fondamentali, non può essere ridotta a spazio di contenimento del rischio, ma deve essere
riconosciuta come luogo privilegiato di costruzione della cittadinanza e di prevenzione delle
disuguaglianze. In tal senso, la domanda di sicurezza espressa dalle nuove generazioni deve essere
letta come richiesta di qualità educativa, di riconoscimento e di giustizia relazionale.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova pertanto il proprio
impegno affinché le politiche pubbliche in materia di sicurezza scolastica si fondino su un equilibrio
tra tutela immediata e investimento strutturale, nella consapevolezza che solo un approccio
integrato, sostenuto da evidenze scientifiche e orientato alla centralità della persona, può restituire
alla scuola la sua funzione di presidio democratico e spazio autenticamente sicuro.
prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU
