Alle 13:50 ha ufficialmente preso il via la 107esima edizione del Giro d’Italia con una tappa di 140km con partenza da Venaria Reale ed arrivo a Torino.

Nel mezzo anche un passaggio sulla collina di Superga, proprio nel giorno del 75esimo anniversario della tragedia del Grande Torino, che il club del presidente Cairo ha voluto ricordare con una maglietta celebrativa indossata dai granata nell’anticipo del venerdì sera contro il Bologna.

Una prima tappa che ricordava tanto il percorso di una classica con diversi saliscendi e tre salite lungo il percorso, per un totale di 1.850 metri di dislivello. Dopo una prima ascesa di 3 km con pendenza media del 5%, si passava, come detto, a Superga per il secondo GPM di giornata per una scalata di 8 km al 4,2% di pendenza. Ad una trentina di chilometri dal traguardo la salita più dura, quella del Colle Maddalena, 7 km al 7%, con punte massime che toccano l’11% antipasto di quella che era l’ultima asperità di giornata: il muro di San Vito lungo 1,4 chilometri e una pendenza media del 9,4%.

Grande atteso della vigilia, lo sloveno e fenomeno del ciclismo contemporaneo Tadej Pogacar, indicato da tutti gli addetti ai lavori così come dai bookmakers come il grande favorito per la vittoria di giornata.

Per gran parte della giornata in fuga un sestetto composto da Louis Barré, Nicolas Debeaumarché, Andrea Pierobon, Filippo Fiorelli, Lilian Calmejane ed Amanuel Ghebreigzabhier. Ad una sessantina di chilometri dall’arrivo si accende la bagarre in testa alla corsa con una serie ripetuta di scatti che lasciano indietro Barré e Debeaumarché.

Sul successivo allungo dell’eritreo Ghebreigzabhier perdono le ruote del gruppetto di testa anche i due corridori italiani mentre Calmejane tiene botta, sfruttando la sua esperienza e così riesce a rientrare sullo scatenato corridore della Lidl-Trek, con cui comincia la scalata della Maddalena.

Intanto dietro, in corrispondenza del primo passaggio sul muro di San Vito, il gruppo dei migliori recupera oltre un minuto su spinta della UAE Emirates, la squadra di Pogacar, intenzionata a ricucire lo strappo per giocarsi il successo di tappa. Grande parte del merito è dello strepitoso Novak e dello specialista delle prove contro il tempo Bjerg.

Il gruppo, grazie al ritmo fatto dai due corridori, arriva ai piedi della Maddalena con poco più di un minuto di ritardo dai fuggitivi e con tantissimi uomini, le ruote veloci prima di tutte, che hanno già perso terreno.

Calmejane, a 3 km dalla vetta della Maddalena, allunga il passo e stacca il compagno di fuga, involandosi in solitaria verso il GPM. Nel gruppo, invece, diversi corridori perdono le ruote dei migliori tra cui uomini attesissimi come Arensman, Bardet, Luke Plapp e il giovane Lipowitz.

A 10 km dall’arrivo l’ultimo battistrada di giornata viene ripreso da un gruppetto di contrattaccanti che si è avvantaggiato nei chilometri di discesa. Tra di loro anche l’esperto corridore italiano, Damiano Caruso che vince lo sprint al traguardo volante.

Gruppetto di testa che sul San Vito viene letteralmente sorpassato a velocità doppia da Pogacar seguito a ruota dal corridore ecuadoregno della Ineos, Jhonatan Narvaez, e dal tedesco della Bora-Hansgrohe, Schachmann. Ad alzare le braccia al cielo è proprio il corridore ecuadoregno che così vestirà la prima maglia rosa di questa edizione del Giro d’Italia che batte in uno sprint ristretto gli altri due corridori. Ad una decina di secondi di ritardo, il gruppo dei migliori. Decisamente più attardati il francese Romain Bardet e l’olandese Thymen Arensman.

Chi si aspettava un Tadej Pogacar immediatamente protagonista è stato accontentato…bene l’italiano Antonio Tiberi così come alcuni degli uomini più attesi alla vigilia, anche se – come detto – non sono mancate le sorprese. Ma con altre 20 tappe ancora da percorrere è ancora tutto da decidere…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

You cannot copy content of this page