Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene con
fermezza sulla vicenda che ha coinvolto uno studente dodicenne con Bisogni Educativi Speciali
durante una gita scolastica ad Afragola, nel Napoletano. Una vicenda che, al di là degli accertamenti
in corso, impone una riflessione netta e non più rinviabile sul significato autentico di inclusione
nella scuola italiana.
Se quanto denunciato dalla famiglia dovesse trovare conferma, non saremmo di fronte a una
semplice criticità gestionale, ma a un episodio emblematico di esclusione strutturata: la
partecipazione subordinata alla presenza di un genitore e la separazione nei momenti di maggiore
condivisione rappresentano, infatti, una negazione sostanziale del diritto all’esperienza educativa
piena.
Il CNDDU intende ribadire un principio inequivocabile: l’inclusione non coincide con la mera
presenza fisica. Non basta “esserci” per essere inclusi. L’inclusione è partecipazione reale, è
relazione, è riconoscimento della pari dignità. Ogni scelta che isola, distingue o limita uno studente
rispetto al gruppo classe, anche se motivata da esigenze organizzative, tradisce la funzione
educativa della scuola.
La scuola italiana è chiamata a svolgere un ruolo pedagogico centrale nella costruzione di una
società fondata sui diritti umani. Le attività extrascolastiche, come le gite, non sono momenti
accessori, ma parte integrante del percorso formativo: è in questi contesti che si educa alla
convivenza, al rispetto delle differenze, alla cittadinanza attiva. Escludere uno studente da tali
esperienze significa trasmettere un messaggio diseducativo a tutta la comunità scolastica.
Una scuola che separa, anche indirettamente, non educa: seleziona. E selezionare non è compatibile
con i principi costituzionali né con la cultura dei diritti.
Il CNDDU richiama con forza tutte le istituzioni scolastiche alla responsabilità di progettare
ambienti realmente inclusivi, in cui la diversità non venga gestita come un problema da contenere,
ma come una risorsa da valorizzare. Ciò richiede competenze, formazione continua,
corresponsabilità educativa e, soprattutto, una visione pedagogica chiara e coerente.
Non è più accettabile che, nel 2026, si verifichino situazioni che riportano indietro il dibattito
educativo di decenni. L’inclusione non può essere negoziata né subordinata a condizioni che ne
svuotano il significato.
Il CNDDU auspica che le autorità competenti facciano piena luce sull’accaduto e invita il Ministro
Valditara e il Ministero dell’Istruzione e del Merito a promuovere linee guida più stringenti per
garantire che tutte le attività scolastiche, senza eccezioni, siano progettate secondo criteri
autenticamente inclusivi.
La credibilità della scuola si misura nella capacità di non lasciare indietro nessuno. Non nei principi
dichiarati, ma nelle scelte concrete.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

