Di Tonino Scala

Ci sono luoghi in cui la democrazia non viene cancellata da un colpo di Stato, ma si consuma lentamente, scioglimento dopo scioglimento, commissariamento dopo commissariamento. Luoghi in cui il voto dei cittadini viene sospeso perché le istituzioni sono diventate permeabili agli interessi della criminalità organizzata. È una ferita profonda che riguarda l’intero Paese, ma che in Campania assume dimensioni allarmanti: quasi il 7% dei cittadini vive oggi in un Comune sciolto per infiltrazioni camorristiche.
Marano rappresenta, purtroppo, uno dei simboli più evidenti di questa emergenza. Cinque scioglimenti raccontano una storia che non può essere archiviata come una semplice vicenda amministrativa. Raccontano una democrazia fragile, che fatica a difendere se stessa e che lascia intere comunità in una condizione di sospensione istituzionale e civile.
Lo stesso accade oggi a Castellammare di Stabia, sciolta per la seconda volta. Ogni nuovo scioglimento impone una domanda che la politica non può continuare a rinviare: il sistema attuale è davvero sufficiente a prevenire e contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni?
Per questa ragione ritengo necessario intervenire sull’articolo 143 del Testo unico degli enti locali. Una base di partenza può essere la proposta presentata dall’on. Francesco Emilio Borrelli, che punta a estendere gli effetti delle interdizioni previste per la parte politica anche a quella amministrativa, colpendo chi, con comportamenti e responsabilità, ha contribuito a rendere vulnerabili le istituzioni democratiche.
Ma sarebbe un grave errore pensare che basti modificare una legge.
Le norme sono indispensabili. Possono rendere più efficace l’azione dello Stato, rafforzare gli strumenti di prevenzione e colpire con maggiore precisione chi tradisce il mandato pubblico. Tuttavia nessuna riforma potrà mai sostituire ciò che spetta alla politica.
La responsabilità comincia molto prima dello scioglimento di un consiglio comunale. Comincia quando si costruiscono le liste, quando si scelgono le candidature, quando si decide se accettare o respingere alleanze fondate soltanto sulla ricerca del consenso. Comincia nel coraggio di dire qualche no, anche quando costa voti.
Per troppo tempo si è pensato che vincere fosse l’unico obiettivo. Ma una vittoria ottenuta rinunciando alla qualità della rappresentanza finisce spesso per trasformarsi nella sconfitta delle istituzioni.
Restituire credibilità alla politica significa assumersi fino in fondo questa responsabilità. Le leggi possono difendere la democrazia. Ma soltanto una politica più rigorosa, più trasparente e più esigente con se stessa può impedirle di essere, ancora una volta, sospesa.

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