È online dal 26 agosto Pucundria, il quarto libro in ordine di uscita dell’autrice, una prosa interamente scritta in napoletano che, pagina dopo pagina, assume il ritmo e la musicalità della poesia.
Già dal titolo, Pucundria, il libro si immerge in quella particolare malinconia che non è semplice tristezza e che, forse, proprio il dialetto partenopeo riesce a raccontare meglio di qualsiasi altra lingua. Una sensazione difficile da tradurre, quasi impossibile da spiegare, fatta di nostalgia, inquietudine, silenzi e pensieri che restano sospesi. Una parola che diventa così il cuore di un racconto intimo e profondamente napoletano.
Il libro è nato poco alla volta, sedimentandosi nel tempo, fino a trasformarsi in una narrazione che affronta soprattutto la sofferenza maschile. Un tema raccontato, curiosamente e significativamente, attraverso la sensibilità di una donna, capace di osservare quelle fragilità spesso nascoste dietro il silenzio, le abitudini e le responsabilità quotidiane.
In Pucundria il dolore non viene raccontato soltanto come qualcosa da attraversare, ma anche come una ferita che necessita di spazio, tempo e ascolto. Da qui emerge uno dei messaggi più delicati dell’opera: ritagliarsi del tempo per sé, allontanarsi per qualche ora dal rumore quotidiano e passeggiare in riva al mare può diventare un gesto semplice ma profondamente lenitivo. Il mare, nella sua dimensione simbolica e reale, diventa così un luogo in cui fermarsi, respirare e provare a ricucire ciò che dentro si è spezzato.
L’ispirazione per il libro è arrivata a novembre, sul monte Echia, uno dei luoghi più suggestivi di Napoli. È proprio in quel paesaggio sospeso tra cielo, mare e città che prende forma un’idea destinata a crescere lentamente, fino a diventare libro.
Tra le pagine c’è anche un passaggio particolarmente evocativo dedicato a una “Zingara” che legge le carte dei Tarocchi. La scena assume un valore che va oltre la semplice descrizione: la figura diventa metafora del destino, di ciò che si conosce e di ciò che invece resta ancora da scoprire.
La prima carta citata è la Stella, l’Arcano Maggiore numero XVII. Nel linguaggio simbolico dei Tarocchi, la Stella è associata a speranza, rinnovamento e fiducia; nel libro diventa anche immagine di unione, nutrimento e destino. Un elemento che si inserisce perfettamente nella dimensione sospesa e quasi magica di Pucundria, dove il confine tra realtà, memoria e simbolo sembra continuamente sfumare.
A completare il racconto c’è la copertina, che porta con sé tutta la bellezza di Napoli. La fotografia è stata scattata a San Martino e diventa la cornice ideale per un’opera che mescola amore, incanto e magia. La città non è soltanto lo sfondo del libro: è una presenza viva, una lingua, un sentimento, un modo di guardare il mondo.
Pucundria è quindi un viaggio dentro una malinconia che non chiede necessariamente di essere spiegata, ma semplicemente ascoltata. Una malinconia profondamente partenopea, raccontata attraverso una prosa che conserva la forza della parola e, allo stesso tempo, la musicalità della poesia.
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