Napoli: Novant’anni fa, il 28 ottobre 1936, mercoledì (proprio come oggi), veniva inaugurato il Palazzo della Provincia di Napoli, l’edificio di piazza Matteotti che oggi è la sede istituzionale della Città Metropolitana di Napoli. Per l’anniversario ripercorriamo la storia del Palazzo e dell’Ente che lo abita, due vicende che si intrecciano nel cuore del rione Carità.

Le cronache dell’epoca

Le pagine del quotidiano Il Mattino restituiscono il clima di quei giorni: Il 22 ottobre 1936 dedicava un’intera pagina alle opere pubbliche della provincia da inaugurare il 28 ottobre: lavori portuali, case popolari, la strada di circonvallazione di Castellammare di Stabia e il grandioso palazzo degli Uffici dell’Amministrazione Provinciale, allora indicato come affacciato sulla piazza della Posta. Il 27 ottobre, nella “Cronaca di Napoli”, il quotidiano annunciava che il giorno seguente Principe di Piemonte avrebbe inaugurato il nuovo Palazzo dell’Amministrazione Provinciale nel rione Carità. Stessa notizia sul quotidiano Avvenire d’Italia che riferisce, alla quinta colonna della prima pagina, di “cerimonia e inaugurazioni di opere pubbliche in tutta Italia, tra cui il palazzo dell’Amministrazione Provinciale di Napoli”.

La storia dell’edificio

Il Palazzo nacque dall’esigenza di dare all’amministrazione provinciale spazi più ampi e modernamente attrezzati rispetto all’antica sede di Santa Maria la Nova, dopo che l’aggregazione di gran parte del territorio della soppressa Provincia di Terra di Lavoro e Caserta ne aveva fatto crescere enormemente le dimensioni. Un primo concorso, bandito nel 1928 per un edificio su piazza Carità, vide pochi partecipanti. Nel 1934 ne fu bandito un secondo, con l’assegnazione del lotto attuale, vinto dagli architetti Marcello Canino e Ferdinando Chiaromonte. L’edificio fu realizzato in poco più di due anni.

Il progetto era improntato a un monumentalismo che si discosta dalla solennità tipica della produzione romana del Ventennio. La pianta irregolare si sviluppa attorno a un cortile interno, con accessi da piazza Matteotti e da via Fabio Filzi. I prospetti sono tutti diversi tra loro. Il rivestimento in travertino nella parte bassa e in litoceramica fino alla cornice marcapiano è uno dei caratteri distintivi del Palazzo rispetto agli altri edifici del rione. Il portale in bronzo patinato è opera dello scultore Carlo De Veroli. Le sue formelle, con le scene di lavoro, sport e famiglia, raccontano anche la società del tempo. Nella zona apicale si trova il Cavallo Rampante, simbolo dell’Ente, di Gaetano Chiaromonte. Dopo la guerra furono rimosse una formella del portale e le iscrizioni dedicate al re e a Mussolini.

All’interno, il cortile e lo scalone monumentale sono rivestiti di marmi di diversa provenienza, dalla pietra d’Istria al marmo di Vitulano, dal cipollino al rosso porfirico fino al verde delle Alpi. Alla seconda rampa dello scalone si conserva il Gonfalone del dopoguerra, con il cavallo pezzato anziché nero. Al primo piano si trova la Sala Cirillo, già Sala del Rettorato e poi Sala Giunta. Le sale istituzionali (sala del sindaco e sala Borsellino) sono ornate dai dipinti ottocenteschi della collezione dell’Ente, un patrimonio formatasi, nel tempo, attraverso le Promotrici d’arte e con commissioni agli artisti.

Il rione Carità nelle fotografie dell’Archivio Parisio-Troncone

Al primo piano del Palazzo una galleria fotografica propone le immagini dell’Archivio Parisio-Troncone che documentano la costruzione del rione Carità in quegli anni, tra cui lo stesso Palazzo della Provincia. Le fotografie sono visitabili dal pubblico nelle giornate di apertura straordinaria, come Open House Napoli, e permettono di vedere come cambiava il volto della città mentre il Palazzo prendeva forma.

L’evoluzione dell’Ente, dal 1806 a oggi

La Provincia di Napoli fu istituita nel 1806 da Gioacchino Murat con la legge n. 132 dell’8 agosto, che riorganizzò il Regno secondo il modello francese. A capo dell’Ente vi era l’Intendente, funzionario di nomina regia. La struttura rimase pressoché invariata nel periodo borbonico. Con l’Unità furono introdotte la legge Rattazzi del 1859 e la legge del 1865 sull’unificazione amministrativa, che portarono l’Ente nel sistema del nuovo Stato e istituirono la Deputazione come organo esecutivo del Consiglio.

Negli anni Venti e Trenta del Novecento il regime fascista sostituì la Deputazione e il Consiglio con il Rettorato, nominato dal Prefetto. Intanto, con la soppressione della Provincia di Terra di lavoro e Caserta, aggregò alla Provincia di Napoli altri 71 comuni. Al censimento del 1936 il territorio contava 130 comuni e 2.184.409 abitanti. Con la Repubblica tornò il Consiglio provinciale, con la Giunta e il Presidente. Con la nascita delle Regioni, nel 1970, e il trasferimento delle funzioni, l’Ente trovò un nuovo ruolo di “ente intermedio”, con compiti di programmazione e coordinamento sul territorio. La legge 142 del 1990 e la legge 81 del 1993, con l’elezione diretta dei presidenti, completarono la stagione di riforma degli anni Novanta. Infine, la legge Delrio (n. 56 del 2014) ha istituito le Città Metropolitane. Oggi la Città Metropolitana di Napoli comprende 92 comuni e circa tre milioni di abitanti. I suoi organi sono il sindaco metropolitano, il consiglio, composto da 24 consiglieri, e la conferenza metropolitana.

Novant’anni dopo, il Palazzo della Provincia resta la casa istituzionale di un Ente che ha attraversato oltre due secoli di storia, e con essa un patrimonio di architettura, arte e memoria da conoscere e tutelare.

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