Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata
Mondiale della Poesia del 21 marzo, istituita dall’UNESCO con la Risoluzione 30 C/29, intende
rilanciare con forza il valore strategico della parola poetica nel panorama educativo e culturale
contemporaneo, sottraendola a una lettura marginale o meramente celebrativa e restituendole il suo
ruolo originario di coscienza critica delle società. In un ecosistema comunicativo dominato da
velocità, polarizzazione e superficialità, la poesia si configura come un presidio culturale capace di
rallentare il pensiero, restituire complessità ai fenomeni sociali e riattivare un linguaggio pubblico
fondato su responsabilità, profondità e verità. Essa si pone, in tal senso, come una forma di
“educazione alla cittadinanza sensibile”, in cui la parola non descrive soltanto il mondo, ma
contribuisce a trasformarlo.

In tale prospettiva, il linguaggio poetico assume una funzione educativa cruciale, poiché consente di
attraversare i temi dei diritti umani non come principi astratti, ma come esperienze incarnate nella
storia e nelle biografie. La tradizione letteraria internazionale e italiana offre esempi di straordinaria
rilevanza civile, utili a costruire percorsi didattici solidi e culturalmente fondati. Figure come Maya
Angelou e Langston Hughes hanno dato voce alle lotte per i diritti civili e contro la discriminazione
razziale negli Stati Uniti; Nazim Hikmet ha rappresentato con coerenza il legame tra poesia e
libertà, pagando personalmente il prezzo dell’impegno politico; Mahmoud Darwish ha trasformato
la poesia in strumento di identità e resistenza culturale; Walt Whitman ha celebrato la dignità
universale dell’essere umano come fondamento etico della democrazia; mentre Adrienne Rich e
Audre Lorde rappresentano voci imprescindibili nella riflessione sui diritti delle donne,
sull’uguaglianza e sull’intersezionalità. A queste si affiancano figure europee come Anna
Akhmatova, simbolo di resistenza morale ai totalitarismi, e Seamus Heaney, la cui opera ha saputo
coniugare profondità etica e riflessione sui conflitti.

Parallelamente, il panorama italiano offre contributi fondamentali per una pedagogia dei diritti
attraverso la poesia. Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo hanno restituito, attraverso
l’esperienza della guerra, una riflessione essenziale sulla dignità e sulla sofferenza umana; Alda
Merini ha trasformato la propria esperienza di marginalità in testimonianza civile; Pier Paolo
Pasolini e Franco Fortini hanno interrogato criticamente le contraddizioni della società
contemporanea; mentre Shpend Sollaku Noe ha dato voce all’esperienza dell’esilio e dei diritti
negati.

Il Coordinamento ritiene pertanto necessario che la scuola e i contesti formativi riconoscano nella
poesia non un contenuto accessorio, ma una vera e propria infrastruttura educativa trasversale. La
poesia, infatti, educa alla complessità, all’empatia e alla responsabilità linguistica, contribuendo a
formare cittadini capaci di interpretare criticamente la realtà e di partecipare consapevolmente alla
vita democratica. In un’epoca in cui il linguaggio può diventare strumento di esclusione o
manipolazione, educare alla parola poetica significa anche educare alla giustizia.
Alla luce di tali considerazioni, la Giornata Mondiale della Poesia deve essere reinterpretata come
un dispositivo culturale permanente e generativo. Il Coordinamento propone una visione educativa
in cui la poesia venga integrata stabilmente nei curricoli come pratica laboratoriale, spazio di
narrazione civile e strumento di dialogo tra culture, anche attraverso l’uso consapevole dei media
digitali. In questa prospettiva, la conoscenza e la diffusione delle opere dei poeti che hanno
incarnato, nella loro vita e nella loro scrittura, i principi dei diritti umani rappresenta un passaggio
decisivo per costruire una memoria attiva e una coscienza critica nelle nuove generazioni.

In questa direzione, la parola poetica può essere assunta come infrastruttura simbolica della
democrazia: non semplice espressione individuale, ma pratica collettiva di libertà, responsabilità e
riconoscimento reciproco. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
rinnova il proprio impegno affinché la poesia diventi sempre più uno spazio pubblico di educazione
civile, capace di incidere nei processi culturali e mediatici contemporanei, contribuendo alla
costruzione di una società più giusta, inclusiva e consapevole.

prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU

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