Palestina: La nazionale di calcio femminile della Palestina martedì scorso ha terminato la sua corsa nella WAFF, perdendo con un sonoro 5 a 0 contro la nazionale giordana che così stacca il pass per la finale dove incontrerà le colleghe del Nepal.

Per la nazionale palestinese un’esperienza oltremodo positiva conclusa in semifinale dopo aver superato egregiamente il girone eliminatorio dove ha raccolto due vittorie ed una sconfitta, proprio contro il Nepal, quando però la qualificazione era già stata ottenuta.

Due vittorie che dimostrano la convinzione di una nazionale che nelle incredibili difficoltà che sta vivendo tutta la popolazione di Palestina, ha trovato la forza per superare i propri limiti e mostrare al mondo intero cosa vuol dire essere atlete, donne e palestinesi.

Un vero e proprio manifesto di emancipazione e determinazione a confermare quella famosa frase per cui “senza donne non c’è rivoluzione”.

Parliamo di un gruppo di atlete che non ha avuto l’opportunità di conoscersi ed allenarsi assieme se non una volta arrivate in Arabia Saudita dove si è svolta la WAFF. Come detto dalla calciatrice e vicecapitana della nazionale palestinese Natali Shaheen, originaria di Gerico ed oggi residente a Sassari, in un’intervista a Chronicles Palestine: “Non è facile per noi, perché non abbiamo potuto incontrarci prima. Ci siamo incontrate in Giordania e siamo volate insieme in Arabia Saudita, dove ospitano il torneo”.

Il tutto senza considerare lo stato mentale di coloro che – ancor prima che atlete – sono esseri umani la cui mente e i cui pensieri ovviamente non possono non andare a Gaza e quello che oramai sta accadendo in diretta mondiale da quasi cinque mesi.

“È estremamente difficile, quello che sta attraversando il popolo palestinese è una tragedia non può esserci alcuna vera felicità, sapendo quel che accade a Gaza. Ma questo ci ha spinto a lottare il più possibile affinché almeno un bambino, una bambina, possano sorridere pensando ai nostri risultati sportivi.”

Ma probabilmente proprio la consapevolezza di quel che una squadra nazionale può rappresentare per chi da oltre 75 anni lotta per vedere riconosciuta la propria indipendenza e la propria esistenza, ha spinto le calciatrici palestinesi a dare il meglio di sé consapevoli di poter scrivere un piccolo pezzetto di storia attraverso il calcio. E così è stato: un gruppo di calciatrici che per 10 giorni ha rappresentato una nazione intera che qualcuno vorrebbe cancellare dalle mappe geografiche e che invece puntualmente e tenacemente non perde occasione per ricordare al mondo intero che esiste!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

You cannot copy content of this page