Di Gabriele Granato

Argentina: L’Argentina venerdì è scesa per la prima volta in campo dopo la spedizione vincente di Qatar 2022, per un’amichevole contro il Panama.

Partita finita, per la cronaca, 2 a 0 per l’Albiceleste grazie alle reti di Almada e di Messi.

Ma più che il dato meramente sportivo a fare notizia è il bel gesto di tuttə membrə della nazionale argentina che, prima dell’inizio del match, hanno posato con uno striscione con su scritto: “más memoria, más verdad, más justicia”.

Perché il 24 marzo per l’Argentina e gli argentini non è un giorno come gli altri: il 24 marzo del 1976, infatti, le forze armate argentine con un golpe destituirono il governo della presidente Isabel Martínez de Perón, inaugurando la tristissima stagione della dittatura militare del generale Videla, che si insedierà ufficialmente come Presidente appena 5 giorni dopo quel colpo di Stato.

Una dittatura che in cinque anni ha letteralmente fatto sparire 30.000 persone, molte delle quali – dopo essere state torturate – vennero gettate dai “voli della morte” al Río de la Plata o in mare. Altri furono fucilati. Migliaia andarono in esilio o vennero sequestrati, torturati e dopo liberati. Senza contare i circa 500 bambini, nati durante la prigionia, che furono sottratti alle loro madri e affidati ai militari o a persone legate al regime.

Una pagina tristissima della storia moderna che, ancora oggi, reclama verità e giustizia. Perché della “junta militar” al potere in quegli anni quasi nessuno ha pagato per gli orrori commessi e lo stesso Videla dopo essere stato condannato all’ergastolo nel 1985, ricevette l’indulto (così come tutti gli altri militari coinvolti) appena 5 anni dopo, per volere del nuovo presidente argentino Menem.

Una condanna definitiva per Videla è arrivata solo nel 2010 con la presidenza di Néstor Kirchner, sebbene l’ex dittatore non ha mai ammesso le sue colpe né tanto meno abbia mai chiesto scusa alla Nazione. E con la sua morte nel 2013 è svanita definitivamente la possibilità di fare chiarezza sulle sue responsabilità e pretendere una vera giustizia.

E così a 47 anni di distanza un popolo intero, le Madri di Plaza de Mayo, i desaparecidos e tantissim altr aspettano ancora verità e giustizia…

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