“La Città Metropolitana partecipa con profonda deferenza a questo Premio perché costituisce l’occasione per ricordare la figura di un grandissimo servitore dello Stato, Giuseppe Salvia, che ha voluto difendere, a costo della propria vita, il rispetto dei principi di legalità, di democrazia e uguaglianza, l’amore per il proprio lavoro e per la Repubblica”. Questa mattina il Vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, Giuseppe Cirillo, ha partecipato – in rappresentanza del Sindaco metropolitano, Gaetano Manfredi – alla II Edizione del Premio Nazionale dedicato al Vicedirettore della Casa Circondariale di Poggioreale barbaramente trucidato, il 14 aprile del 1981, all’età di 38 anni, su ordine del capo incontrastato della ‘Nuova Camorra Organizzata’, Raffaele Cutolo, perché aveva ‘osato’ perquisirlo come ‘un detenuto qualunque’ al rientro in carcere da un’udienza dibattimentale, il 7 novembre del 1980. Per quel’omicidio Cutolo fu condannato all’ergastolo. Il Vicedirettore lasciò la moglie, la professoressa Giuseppina Troianiello, e i due figli, Antonino e Claudio, di 5 e 3 anni.

La cerimonia si è svolta nella sede dell’Accademia Aeronautica Militare Italiana di Pozzuoli alla presenza della famiglia e della autorità civili e militari. Il Premio, istituito lo scorso anno, è promosso dall’ANPPE, l’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, e ha ricevuto la Medaglia della Presidenza della Repubblica italiana da parte del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. “Saremo sempre vicini – ha concluso il Vicesindaco metropolitano Cirillo – alla famiglia, a questa iniziativa e a tutte le altre che vorranno ricordare la memoria del Vicedirettore Salvia: è fondamentale trasmettere il suo esempio alle nuove generazioni, l’esempio di un uomo dello Stato che non si piega all’arroganza e alla protervia della criminalità ma che segue i suoi ideali di giustizia nella consapevolezza di poter pagare questa scelta addirittura con la propria stessa vita, come poi purtroppo accadde. Coloro che sono stati premiati questa mattina testimoniano, tuttavia, che il seme piantato quel tragico 14 aprile è germogliato e ha portato tanti frutti, in termini di legalità e speranza. A noi tutti il compito di diffondere sempre più questo fulgido modello di amore per la giustizia, oggi non ancora conosciuto come merita”.

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