Chat “deliranti”, non solo dai contenuti “neofascisti e antisemiti” ma rivolti a un “criminale”, di un responsabile di un ufficio stampa istituzionale che deve lasciare “subito” il suo posto, a fianco del ministro Francesco Lollobrigida.

Scatena una bufera e la richiesta di dimissioni da parte delle opposizioni la pubblicazione di scambi via messaggio tra Paolo Signorelli, oggi il capo dell’ufficio stampa “autosospeso” del ministero dell’Agricoltura, e Fabrizio Piscicelli, detto Diabolik, l’estremista di destra e trafficante di droga assassinato a Roma il 7 agosto del 2019.

Un nuovo caso che scoppia a poche ore dall’apertura dei seggi per le europee su cui interviene anche Matteo Salvini, limitandosi però a osservare che “se uno è antisemita è un cretino”.

Ma sono le opposizioni ad andare all’affondo, tra i silenzi di Fdi, tanto che a metà mattinata lo stesso Signorelli, pur ammettendo che si tratta di “contenuti gravi”, prende le distanze da quelle conversazioni “quanto mai distanti da me, dal mio pensiero e dal mio sentire” e che dice di “non ricordare”.
Ma in ogni caso si autosospende dall’incarico “con effetto immediato”. Una mossa di certo concordata con il ministro, di cui è stata con ogni probabilità informata anche la presidente del Consiglio, e di Fdi, Giorgia Meloni.

Le chat, pubblicate dal quotidiano La Repubblica, risalgono al 2018-2019 e sono un susseguirsi, secondo quanto riportato, di frasi antisemite e lodi ai terroristi neri. Le trascrizioni, che derivano dall’inchiesta sull’omicidio del capo ultrà della Lazio, vanno da metà dicembre 2018 a pochi giorni prima della morte di Piscitelli. I due si sarebbero conosciuti negli ambienti della tifoseria laziale e nelle loro conversazioni, emerse dalla copia forense del telefonino di Diabolik, si parla di “romanisti ebrei”, o di “quell’ebreo di Gad Lerner”, come lo chiama Piscitelli, cui Signorelli risponde “che ha detto quel porco?”. Ci sono poi i passaggi che riguardano Elvis Demce, considerato tra i più pericolosi malavitosi della Capitale, che nel dicembre 2018 viene assolto dall’accusa di omicidio (e successivamente è stato più volte condannato). Il portavoce di Lollobrigida scrive a Diabolik: “Ma hanno assolto Elvis? Fantastico dajee”.

Frasi arrivate alle cronache di cui Signorelli si dice “sorpreso” perché risalgono, come nota in un forum con la Stampa il capo dell’organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli, “a sei anni fa quando non lavorava per noi”. Si tratta, dice il dirigente di Fdi, di “una polemica della sinistra” che usa “le chat private di un dipendente per attaccare il partito perché non hanno argomenti in campagna elettorale”. Qualche timore che possa avere effetti sul voto, nel partito, c’è.

Tanto che Donzelli è praticamente l’unico a parlare del caso, fatta eccezione per lo stesso Lollobrigida, che si dice “certo” che “sia distante anni luce da quanto riportato nella conversazione e confido possa smentirla al più presto”. Nel frattempo però la sola autosospensione non basta alle opposizioni, con il Pd in prima fila a chiedere che il capo ufficio stampa sia accompagnato alla porta. Non solo, i dem chiedono anche che la commissione Antimafia, guidata da Chiara Colosimo, si “attivi immediatamente” per avviare un’istruttoria sull’omicidio di Diabolik. Richiesta che, fanno sapere dalla Commissione, già era stata avanzata nell’aprile scorso per potersi occupare del ‘caso Roma’ “e in particolare della mafia albanese”.

Mentre Avs chiede che l’Antimafia ascolti Signorelli e che Lollobrigida riferisca in Aula.
Il presidente della camera penale di Roma, Gaetano Scalise, parla di pubblicazione “inaccettabile”, visto che si tratta di “soggetti estranei alle indagini e non rilevanti né funzionali rispetto all’accertamento dei fatti, tantomeno di interesse pubblico”. Intanto, arrivano le preoccupazioni dell’Anpi (emerge “sempre più un sentimento fascisteggiante e antisemita” e pure “in rapporto con la peggiore criminalità”) e la solidarietà a Gad Lerner (“noi ebrei dovremmo diffidare di questi nuovi amici”, dice il giornalista”). Poi l’autosospensione del portavoce in attesa “di chiarire”.

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