Trionfo alla IX edizione del Premio Nazionale “19 luglio 1992, Terra Viva, dalla parte della Legalità”- promossa dall’Associazione “Terra Viva” con il patrocinio del Comune di Qualiano e dell’Istituto di Istruzione Superiore “G. Minzoni”- tenutasi nella serata del 23 maggio, evento annuale consacrato alla costruzione e promozione di una cultura e un’etica della legalità, nel solco dell’impegno civico, della valorizzazione dell’arte e della cultura, con la volontà dichiarata di onorare la Memoria. Memoria che è insieme individuale e collettiva, storia remota e trama di una narrazione presente in costruzione, radici avite e ancestrali e lucidità nel fotografarne i contraccolpi sulla contemporaneità. Una memoria che costringa a guardarsi dentro, a volgere indietro lo sguardo, aprendo un dialogo costruttivo col passato- divenendo anello di congiunzione tra civiltà arcaica e società del progresso-  e che esiga e rivendichi il diritto e il dovere- a tratti doloroso- di spalancare gli occhi sul presente. Una Memoria che si faccia testimone e portavoce della nostra umanità. Che ci costringa ad odiare l’indifferenza.

La manifestazione- aperta dall’esibizione musicale di Mario Luongo e Crescenzo Sannini della “Scuderia dei rappers”, progetto artistico nato durante la pandemia del Covid-19, e seguita dalla presentazione del volume di Antonio Capolongo “La città con il mare dentro”, metafora di un mondo senza confini dove siano a tutti concessi gli stessi diritti, “viaggiando da una sponda all’altra del mare”- è stata condotta dal professor Angelo Zanfardino e da Salvatore De Maio, con la partecipazione di Elisabetta Gagliardi e Valentina Iannelli dell’Associazione Terra Viva. Tra i presenti all’evento, il Procuratore Aggiunto del Tribunale Napoli Nord, Maria Di Mauro, il  sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis, e la dott.ssa Annalisa Sciorio, dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “Giovanni Minzoni”.

Leitmotiv dell’evento la lucida e sfaccettata riflessione sul senso della legalità- termine spesso abusato e svuotato di senso in nome di una obbligata presa di posizione di facciata o di una retorica stantia priva di contenuto- e un’analisi proteiforme sulla sua concreta e pratica attuazione, sulle forme e le circostanze quotidiane attraverso cui agirla. La legalità – in omaggio e nel rispetto di tutte e tutti coloro che hanno versato il loro sangue in nome della fede nell’alto valore della verità e della giustizia- non può essere relegata ai margini di un discorso prettamente giuridico-giudiziario, nè smaterializzata in utopia-quasi fosse una fantasia e una speranza in un mondo irrealistico ed irrealizzabile-, e ancor meno può diventare strumento nelle mani di una becera propaganda politica. Vivere un sentimento della legalità, che muove le viscere e nutre di rabbia, deve essere il punto di partenza essenziale da cui condurre, innanzitutto, una critica alla realtà che viviamo, superando i ristretti confini nazionali, che ci inibiscono talvolta di ricordare che siamo figli e fratelli della stessa umanità. Vivere nella legalità e onorarla implica, in prim’ordine,  riconoscere che nell’ordine costituito delle nostre società, dei nostri Stati, del nostro mondo, vige una silenziosa eppur evidente “legittima politica della sopraffazione”, che prostra interi popoli-schiacciati dalle élite mondiali che ingrassano dinanzi al loro martirio- alla sofferenza della distruzione. Distruzione che è materiale, ambientale, carnale. Distruzione della legalità, che è, in un banale sillogismo, distruzione della nostra umanità.

In soluzione di continuità con i caratteri di contestazione sociale che la manifestazione ha assunto- insiti nei temi stessi della sua ideazione- la performance brillante, nell’esecuzione e nel contenuto simbolico, di Carmine Lauretta- in arte Vesuviano- il cantante-medico, “un satiro della pace”, che con acume e nitida consapevolezza, ha plasmato la forza espressiva della lingua napoletana e di una sonorità tutta partenopea, per denunciare l’atrocità e la brutalità del genocidio perpetrato da Israele ai danni del popolo palestinese. L’olocausto del XXI secolo.

“Nun Me Ne Fotte – La Torre (XVI)”, il brano interpretato dall’artista- accompagnato dall’esibizione del corpo di ballo “Antares Danza A.S.D.”- è un uragano emotivo, una proclamazione di ribellione spirituale: “Ultimamente/ Par c’o diritto è na question e prospettiv Va truann/ Chi ha cugliut buon o tir Cancellann paesi D’e cartin a tavolino/ È solo question e ciort C’ancor n’tocc a nuie Sul question e tiemp Primm che tocc a nuie/ E po addo te ne fuje/ C’o tiemp ca braciol s’e girat/O genocidio e stat depenalizzat”.

“A Carmine Lauretta, per aver fatto della propria arte una trincea di bellezza culturale e della propria voce un manifesto di impegno civile, scegliendo senza esitazione né compromessi di stare fermamente dalla parte della legalità. In un tempo storico in cui il silenzio può farsi complice e l’indifferenza deserto, Carmine Lauretta, in arte Vesuviano, ha scelto di non tacere. Ha compreso che la legalità non è un ideale astratto da celebrare solo nelle ricorrenze, ma una pratica quotidiana, una direzione ostinata da tracciare attraverso le parole, la musica e l’arte. Spingendo il proprio sguardo oltre ogni confine, ha usato la potenza della sua musica per denunciare a viso aperto l’orrore del genocidio a Gaza, e un ordine mondiale cinico, fondato  sulla legge del più forte, sulla sopraffazione, sulla guerra. Con il rigore dell’uomo e la passione dell’artista, ha rifiutato la zona grigia del silenzio, cantando il riscatto dei popoli oppressi e offrendo alle nuove generazioni un’alternativa di bellezza, dignità e giustizia sociale. Questo riconoscimento va a Carmine per il coraggio di schierarsi apertamente, per la coerenza del suo messaggio universale e per aver dimostrato che la musica può essere un fatto di giustizia, ricordandoci che una terra e un mondo sono davvero vivi solo quando hanno la forza di scegliere ogni giorno la via dell’onestà, del diritto, della legalità e della pace”.

Al momento della consegna del riconoscimento, l’artista ha manifestato la sua emozione e il suo orgoglio: “Sono emozionato, anche se non vorrei essere qui. Perché il motivo che mi porta qui è una denuncia contro qualcosa che non avrei mai voluto esistesse: il genocidio in Palestina, che è uno dei tanti al momento in atto nel mondo. Voglio dedicare la giornata di oggi e questo premio alla Resistenza. Alla Resistenza del popolo palestinese, alla Resistenza di tutti i popoli ad oggi soggiogati e a chiunque resista nella propria quotidianità, agendo sempre e costantemente per la legalità e per il bene. Io sono un medico e ho giurato di difendere la vita qualsiasi cosa accada. E per me scrivere questo brano è stata una derivazione diretta. Mi hanno dato del coraggioso. Ma ci vuole coraggio per stare in silenzio“.

Tra gli ospiti più attesi e celebri della serata l’attore e conduttore Enzo Iacchetti, la cantante Fiorella Mannoia e l’attivista politico e reporter Alessandro Di Battista- già noti al pubblico per le loro ferme posizioni di feroce critica e denuncia nei confronti del genocidio in Palestina e della pantomima di una pace posticcia dopo la firma degli accordi di Sharm el-Sheikh (siglati il 13 ottobre 2025)- che hanno ribadito la loro condanna nei confronti della guerra in senso assoluto- che alimenta in un processo volutamente interminabile e costantemente alimentato l’industria bellica ed arricchisce le oligarchie mondiali ai danni dei popoli oppressi- e della vessazione ed avvilimento morale e materiale di intere popolazioni, colpevoli soltanto di rivendicare il loro diritto di autodeterminazione.

Enzo Iacchetti ha ben chiarito il filo rosso che collega la lotta quotidiana per la legalità sui territori alla battaglia transnazionale, universalistica, umanitaria ed umana per l’emancipazione di tutti i popoli asserviti a forme di sottomissione politica, sociale o economica: “La legalità è avere anche il coraggio di continuare. Purtroppo nel mio ambiente- li giustifico però- non ci sono tanti protagonisti che prendono posizione. Si espongono con una frase e poi spariscono, probabilmente per il terrore di perdere il lavoro. Ma voglio dirvi, non abituiamoci. Non abituiamoci a pensare solo a noi stessi, a cosa pensa il nostro Governo, che è escluso da ogni tipo di legalità internazionale. Perché, se avessimo un Governo affezionato alla legalità, allora avremmo già messo le sanzioni ad Israele. Non ci basta la dichiarazione del Presidente del Consiglio, perché dopo quella dichiarazione ha taciuto e tacerà per sempre. Bisogna prendere delle posizioni forti, bisogna distaccarsi perché questa gente è cattiva. E l’ebraismo non c’entra nulla con il sionismo. E neanche l’antisemitismo. Tra l’altro, anche i palestinesi sono semiti. L’antisemitismo lo sta facendo Israele nei confronti della Palestina in questo momento. È la storia della distruzione di un popolo. Non ho paura di loro, né delle loro querele. Perché so di stare dalla parte giusta. Guardate, la Flotilla è il Premio Nobel per la Pace. Ma perché non diamo un premio a questi ragazzi? I giovani sono il futuro, voi giovani dovete rompere le palle a tutti questi assatanati di potere. È così che bisogna reagire. Con tanta rabbia, non con la violenza. Con la rabbia morale. E io sono con voi”.

La forza del suo discorso già palesa le ragioni che motivano l’attribuzione del Premio, consegnatogli dall’avvocato penalista Chiara Di Poggia. “A Vincenzo Iacchetti, attore e conduttore amato e stimato in ambito internazionale, che ha impresso nel proprio impegno professionale il valore più alto della responsabilità morale, scegliendo non solo di stare fermamente dalla parte della legalità, ma di estenderne i confini fino a farne uno scudo a difesa degli ultimi e dei più indifesi. Nel nome e nel ricordo di chi è caduto per difendere la legalità, il 23 maggio e il 19 luglio 1992, Vincenzo Iacchetti ci ricorda che la legalità non è un concetto burocratico, ma una precondizione per la giustizia e la dignità umana. Questa scelta di campo si è tradotta in un grido d’accusa universale con la più feroce delle illegalità, la violazione dei diritti fondamentali dei bambini, travolti dall’orrore della guerra e dei genocidi. Con coraggio e con profonda umanità, Vincenzo ha squarciato il velo del silenzio e dell’indifferenza, restituendo voce e dignità all’infanzia negata, violata e spezzata dei conflitti. Ha saputo testimoniare che difendere la legalità significa proteggere la vita dove essa è più fragile, lottando affinchè il diritto internazionale e l’umanità non soccombano di fronte alle barbarie delle armi e dello sterminio pianificato. Per aver unito idealmente la rinascita di una Terra Viva alla speranza di un futuro di pace per ogni bambino, e per aver dimostrare che stare dalla parte della legalità significa, oggi più che mai, schierarsi senza compromessi a difesa della vita e della sacralità dell’infanzia”.

La necessità di schierarsi e di prendere posizione, specialmente quando si ha un pubblico più ampio cui rivolgersi, è stata sottolineata da Alessandro Di Battista, che ha poi evidenziato la connessione tra la disposizione alla guerra e al possesso dei leader mondiali e la depressione economica e la negazione dei diritti che deteriorano le nostre vite : “Chi ha il privilegio di avere una platea a disposizione, sotto tanti punti di vista, spesso questo privilegio non lo esercita per mera comodità. Enzo Iacchetti, come tanti altri che hanno avuto il coraggio di denunciare l’orrore sionista, l’Olocausto palestinese, aveva tutto da perdere. Ma nonostante questo ha preso posizione. Se ci fosse qualche cinico che pensa che ci sono altri problemi a cui dedicarsi, al di là della questione palestinese, voglio ricordare che su una sponda di questo stesso mare stanno massacrando un popolo, bambini esattamente come i nostri. Ma vorrei dire ai cinici che anche il livello qualitativo scadente delle infrastrutture, il sistema sanitario, il sistema scolastico, i diritti sociali che mancano nel nostro Paese sono legati alla guerra, al genocidio, al servilismo che i governi di destra e di sinistra hanno dimostrato di fronte agli Stati Uniti d’America e oggi di fronte ai padroni degli USA israeliani. Quando ci dicono che dobbiamo difenderci, che verranno degli attacchi e che dobbiamo spendere centinaia di miliardi di euro di soldi pubblici per un piano di riarmo è perchè ci stanno facendo credere al concetto della guerra infinita, e la stanno portando avanti. Julian Assange- il più grande giornalista vivente che, proprio per aver denunciato l’orrore mentre l’orrore poteva ancora essere fermato, è stato sbattuto in un carcere, in una cella tre metri per quattro, nel “libero e democratico Occidente”- diceva sempre, riferendosi alla guerra in Afghanistan- la guerra che a noi contribuenti italiani è costata 11 miliardi di euro-, che l’obiettivo non era vincerla la guerra, ma farla durare il più possibile, una “endeless war”, perchè solo una guerra duratura consente questo passaggio di denaro dalle nostre tasche nelle casse di queste multinazionali, che Assange chiamava “transnazionali della sicurezza internazionale”, ovvero fabbriche di armi, servizi segreti, uomini e donne che si arricchiscono grazie al business della ricostruzione. Che la guerra sia necessaria è una balla, portata avanti da un sistema politico e mediatico eticamente corrotto, che si può rompere solo grazie alla presa di posizione di persone che hanno il privilegio di avere una platea e tale privilegio lo esercitano senza mezzi termini, chiamando quello che è come va chiamato. Oggi il principale cancro del mondo è il terrorismo israeliano”. 

A concludere una kermesse politico-divulgativa di alto spessore etico e di intenso trasporto emotivo, la consegna del premio a Fiorella Mannoia: “A Fiorella Mannoia, per aver consacrato la propria straordinaria carriera e la propria voce, icona della musica italiana del mondo, a un instancabile e coraggioso presidio di giustizia, scegliendo senza riserve di stare dalla parte della legalità e dei diritti civili. Nel solco profondo del ricordo di chi eroicamente cadde il 23 maggio e il 19 luglio 1992, Fiorella ha incarnato l’essenza più nobile dell’artista cittadino, rifiutando il silenzio complice e l’indifferenza. Con la forza espressiva delle sue interpretazioni e la coerenza delle sue azioni, si è posta in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne, prestando la propria eco internazionale per scardinare le gabbie del patriarcato, dare dignità alle vittime e promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. La sua idea di legalità non conosce confini geopolitici né convenienze, è un imperativo morale che si fa difesa universale dei diritti umani. Con la stessa fermezza, mossa da una profonda etica della responsabilità, ha alzato la voce per denunciare l’orrore della guerra e il dramma umanitario di Gaza, parlando apertamente di genocidio, per rompere il velo dell’ipocrisia internazionale e difendere il diritto alla vita e alla dignità del popolo palestinese, a partire dai più indifesi. Per aver dimostrato che l’arte autentica non può essere neutrale, per aver unito le piaghe del nostro territorio alle ferite del mondo e per aver testimoniato, con la grazia e la fermezza che la contraddistinguono, che stare dalla parte della legalità significa schierarsi sempre, ovunque e comunque a difesa dell’umanità calpestata”. 

La cantante- da anni impegnata non solo nella rivendicazione dell’autodeterminazione del popolo palestinese, da ben prima del 7 ottobre 2023, ma anche al fianco dell’emancipazione delle donne e nel contrasto della violenza perpetrata ai loro danni- ha evidenziato come la legalità sia un fatto essenzialmente culturale, una conquista di ogni giorno, che parte dalle famiglie e dalle scuole: “È una battaglia da combattere insieme, perché ognuno nel suo piccolo può e deve fare qualcosa. Volevo rivolgermi soprattutto ai giovani, perché hanno dato una prova di maturità con questo referendum, dimostrandosi più maturi di noi. È a loro che va il nostro grazie e il mio grazie personale. Cosa potete fare? Ribellatevi. Fate sentire forte la vostra voce, il vostro sdegno su quello che vi stanno preparando. Condividete le immagini di questo abominio con i vostri compagni, con i vostri amici, fate girare le notizie che la stampa ufficiale non vi dice. Perché non ce lo dicono quello che sta succedendo. Se non ci fosse stato Internet, saremmo stati all’oscuro di tutto quello che stanno facendo. Ma ora lo sappiamo, ora l’orrore è davanti ai nostri occhi. Non possiamo più girare la testa dall’altra parte. Ognuno di noi può fare qualcosa. Noi dai nostri palchi per parlare di tutto quello che sta accadendo, e ora non più solo a Gaza. C’è la Cisgiordania, devastata, depredata, ogni giorno. E lì non c’è neanche la scusa di Hamas, perché Hamas in Cisgiordania non c’è. E si sono estesi al Libano, hanno bombardato la Siria e adesso l’Iran. Non vi fate abbindolare. È solo una questione di territorio e di denaro. Seguite il denaro e troverete le motivazioni di tutto questo. Noi stiamo arricchendo col nostro silenzio gli oligarchi di tutto il mondo, e quelli americani in primis. E il loro Presidente. Sulla pelle di quei poveri disgraziati che vivono in condizioni disastrose, in mezzo ai topi. Ribelliamoci. Se non lo fanno i governi, lo dobbiamo fare noi. E soprattutto voi, ragazzi”.

 

*Foto di “Terra Viva”

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