Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime una profonda
preoccupazione in merito al recente decreto di riforma degli Istituti Tecnici, destinato ad entrare in
vigore dall’anno scolastico 2026/2027, che ridefinisce indirizzi, quadri orari e risultati di
apprendimento dell’intero comparto.

A fronte di numerosissime segnalazioni pervenute da docenti su tutto il territorio nazionale, in
particolare appartenenti alla classe di concorso A046 (discipline giuridiche ed economiche), emerge
con chiarezza un giudizio ampiamente critico: la riforma, così come attualmente configurata, non
appare gradita al mondo della scuola, né rispondente pienamente alle esigenze formative degli
studenti.

Criticità rilevate: riduzione culturale e squilibri nei quadri orari
Il CNDDU evidenzia come il nuovo impianto ordinamentale, pur dichiarando l’obiettivo di
rafforzare il collegamento tra scuola e sistema produttivo, presenti elementi problematici:
– Ridimensionamento o marginalizzazione delle discipline giuridico-economiche,
fondamentali per la formazione del cittadino consapevole e per l’educazione ai diritti umani;
– Squilibrio tra area generale e area di indirizzo, con una crescente flessibilità affidata alle
scuole (fino a 231 ore nel quinto anno) che rischia di tradursi, in assenza di linee guida
chiare, in una frammentazione dell’offerta formativa;
– Riduzioni orarie in discipline di base, già segnalate anche da organizzazioni sindacali, con
conseguente impoverimento del profilo culturale complessivo;
– Confusione applicativa e incertezza sulle classi di concorso, che rende difficoltosa la
definizione degli organici e mina la stabilità didattica.
Inoltre, diverse analisi segnalano il rischio che la riforma si traduca, di fatto, in tagli orari e
compressione degli insegnamenti, generando disorientamento nelle scuole.

Il ruolo delle discipline giuridico-economiche: una questione democratica
Il CNDDU sottolinea con forza che le discipline della classe A046 non costituiscono un semplice
segmento curricolare, ma rappresentano un asse portante per la formazione civica, costituzionale ed
economica degli studenti.
In un contesto sociale segnato da profonde trasformazioni – transizione digitale, globalizzazione,
nuove disuguaglianze – ridurre lo spazio di tali insegnamenti significa indebolire la capacità dei
giovani di:
– comprendere i meccanismi democratici,
– esercitare i propri diritti,
– interpretare criticamente i fenomeni economici.
Una scuola tecnica che ambisca a formare cittadini e professionisti non può rinunciare a questa
dimensione.

Un appello responsabile: sospendere, rivedere, condividere
Alla luce di quanto emerso, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
rivolge un forte appello al Ministero dell’Istruzione e del Merito affinché:
1. Si avvii un confronto reale e strutturato con i docenti, le associazioni professionali e le parti
sociali, prima dell’entrata in vigore definitiva;
2. Si proceda a una revisione dei quadri orari, garantendo un adeguato spazio alle discipline
giuridico-economiche in tutti gli indirizzi;
3. Si chiariscano tempestivamente le corrispondenze con le classi di concorso, evitando
ricadute negative sull’organico e sulla continuità didattica;
4. Si introducano linee guida nazionali vincolanti per l’utilizzo delle quote di autonomia, al
fine di prevenire disuguaglianze territoriali;
5. Si monitorino gli effetti della riforma attraverso una fase sperimentale reale, evitando
applicazioni affrettate e non condivise.

Il CNDDU ribadisce che ogni riforma del sistema educativo deve nascere da un principio
imprescindibile: la centralità della persona e dei suoi diritti.
Una scuola tecnica orientata esclusivamente alle esigenze produttive rischia di perdere la propria
missione educativa. Al contrario, è necessario costruire un equilibrio autentico tra competenze
professionali e formazione umanistica, giuridica ed economica.
Per questo motivo, il CNDDU invita le istituzioni a rivedere con urgenza l’impianto della riforma,
accogliendo le istanze provenienti dalla comunità educante e restituendo alla scuola il suo ruolo
fondamentale di presidio democratico.

prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

You cannot copy content of this page