Serendipidà, termine coniato dall’inglese nel 1754 dallo scrittore Horace Walpole che trasse il vocabolo dal titolo della fiaba The three princes of Serendip, sta a significare la capacità o la fortuna di fare, per caso, scoperte inattese mentre si sta cercando altro.

Se dovessimo riportare il significato dato nel vocabolario sarebbe «la capacità di rilevare e interpretare correttamente un fenomeno occorso in modo del tutto casuale durante una ricerca scientifica orientata verso altri campi d’indagine».

Nonostante ci si riferisca soprattutto alle scoperte effettuate in ambito scientifico, Serendipità è una parola che viene utilizzata anche in altri contesti; basti pensare alla commedia romantica statunitense del 2001, con protagonisti John Cusack e Kate Beckinsale.

La trama vede New York in clima natalizio e Jonathan Trager incontra Sara Thomas: i due protagonisti vorrebbero acquistare lo stesso paio di guanti. Essendo folgorati l’uno dall’altra, trascorreranno le ore successive a chiacchierare nella caffetteria Serendipity; alla fine della giornata, Jonathan proporrà a Sara di scambiarsi i numeri di cellulare: Sara rifiuterà l’offerta, affermando di lasciare fare al destino per loro; Jonathan, dunque,scriverà il suo numero su una banconota da cinque dollari, Sara, invece, fermatasi ad una bancarella di libri, lascerà il suo numero sulle pagine di una copia de “L’Amore ai tempi del colera”.

È trascorso qualche anno, Jonathan ha proseguito la sua vita ed è, ormai, pronto a convolare a nozze; nonostante il suo trascorso, però, non smette di pensare a Sara, a quella giornata vissuta insieme. I due protagonisti viaggeranno attraverso casualità e simboli che li riporteranno l’uno all’altra.

La sensazione di serendipità può essere descritta come una manifestazione positiva effetto di conseguenze inattese, non ricercate, impreviste.

L’imprevedibilità della serendipità porta scompiglio e sorpresa: cosa accade nello scegliere un gelato diverso rispetto a quello solito? Lo stupore di accostare due sapori differenti, non usuali, non di abitudine al senso del gusto: questo è un esempio pratico e concreto che può essere utile alla definizione di serendipità.

Esistono numerose esperienze fatte con serendipità, vediamone alcune:

• La scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il quale ambiva solo alle Indie.

• La penicillina da parte di Alexander Fleming, causata da un’errata disinfezione di un provino.

• I neuroni specchio. Mangiando casualmente un frutto dinanziad una scimmia, il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti vide che i neuroni motori del macaco proiettavano impulsi elettrici, anche se l’animale non stava compiendo nessun gesto.

Questi esempi sopracitati mettono in evidenza quanto la serendipità possa portare altrove, possa essere di più andando oltre i confini della casualità.

Serendipità è inatteso, magico, è capacità di interpretare i simboli che ci vengono donati e coglierli senza timore: «poi un giorno l’atteso non si compie e l’inatteso ti apre la via verso ciò che non avresti mai immaginato». Fabrizio Caramagna

 

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