Marano: Continua la mia operazione di verità e trasparenza contro una narrazione volutamente distorta e parziale.
A maggio 2025, il Consiglio Comunale ha votato e approvato l’acquisizione di Villa Borghese al patrimonio comunale e dichiarando poi il prevalente interesse per pubblica utilità. Non è un’esclusiva della Commissione Straordinaria: è stata la politica, democraticamente, a compierlo. È per volontà politica non per volontà della Commissione Straordinaria se ancora oggi si parla di riutilizzo.
Come sancisce l’art. 31, comma 5 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia), quando un bene sequestrato per abusivismo edilizio viene acquisito al patrimonio comunale, destinato a finalità sociali dopo aver dichiarato la pubblica utilità, e non contrasta con gli strumenti urbanistici vigenti, la conservazione del bene non è sanatoria né condono: è a tutti gli effetti un ripristino della legalità. Lo ha confermato la Corte Costituzionale, che ha ribadito come tale operazione escluda qualsiasi vantaggio per chi ha commesso l’abuso soprattutto dopo che la L. 105/2024 ha espressamente precluso ai responsabili dell’abuso di partecipare alla procedura di alienazione.
In Consiglio Comunale si è votato per destinare il bene a finalità sociali: formazione di bambini e ragazzi, e con un emendamento approvato si è destinata una parte della struttura alle categorie fragili e alle emergenze abitative in piena conformità con la giurisprudenza costituzionale e con la normativa vigente, che riconosce espressamente l’housing sociale e i servizi alla persona tra le finalità di prevalente interesse pubblico.
Il nostro territorio ha bisogno di strutture per le emergenze sociali: per chi attende un alloggio, per chi subisce uno sgombero, per chi si trova in una situazione di fragilità improvvisa , come abbiamo visto con i residenti di via Roma, come vediamo ogni volta che un edificio viene sgomberato.
E bisogna dirlo con chiarezza: si tratta di un bene i cui titolari erano stati colpiti da interdittiva antimafia, riconducibili a una famiglia di costruttori legati ai clan, condannati a otto anni. Non lo dico io lo dicono le sentenze.
Ero all’opposizione quando . Non importava. Ho sempre detto, e lo ripeto oggi: ogni volta che si sottrae un bene a chi ha devastato questo territorio e lo si restituisce alla collettività, è uno schiaffo al malaffare e alla criminalità organizzata. Quello schiaffo avrà sempre il mio sostegno, ovunque io sia seduta. Maggioranza o opposizione, non cambia nulla. Perché queste battaglie valgono oltre ogni interesse di parte e di bottega.
Oggi la Commissione Straordinaria sta modificando le destinazioni che il Consiglio Comunale aveva votato, andando in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla normativa e dalla Corte Costituzionale.
Quando si parla di legalità bisogna poterla dimostrare con i fatti. Non con il bla bla bla.
E allora io posso rivendicare quel voto con la schiena dritta. Come candidata sindaca certifico che nelle mie liste non figurava nessuno nessun cognato, nessun parente, nessuna nuora, nessun cugino appartenente a quella famiglia a cui quel bene è stato sottratto. Io queste persone non le conosco, non le ho mai viste, non ne ho mai condiviso nulla.
Chissà se tutti i candidati sindaci potranno dire la stessa cosa. Perché c’è chi con quella famiglia frequentava feste e compleanni e poi il giorno del voto in consiglio abbandonava l’aula.
Una narrazione onesta e trasparente partirebbe da questo.
Il tentativo è chiaro colpire una parte politica non compiere operazioni di informazione e verità.
Nota stampa Stefania Fanelli Sinistra Italiana

