Di Gabriele Granato

Stati Uniti vs Iran è da sempre più di una semplice partita di calcio ed anche quella che ieri ha sancito l’eliminazione della nazionale iraniana dai Mondiali di Qatar 2022 e il passaggio del turno della squadra dei vari McKennie, Dest e Pulisic non poteva fare eccezione.

Una partita che ci racconta della potenza del calcio, capace di travalicare i confini dello sport per irrompere prepotentemente nella vita sociale e politica di milioni di persone.

Perché è solo così che si possono spiegare le immagini che ci sono giunte da Teheran, Marivan, Ardabil e tantissime altre città dell’Iran, dove – ieri sera – migliaia di iraniane ed iraniani sono scesi in strada per festeggiare l’eliminazione della propria nazionale dai Mondiali, intonando slogan quali “Woman, Life, Freedom”’.

Persone che, probabilmente, mai e poi mai, avrebbero pensato di gioire per un’eliminazione dalla Coppa del Mondo e per giunta per mano degli arcirivali degli USA.

Ma la vita e la libertà di un popolo valgono molto di più di una partita di calcio ed ecco allora che i festeggiamenti andati in scena assumono l’aspetto di una festa contro un regime che da mesi reprime con la violenza le proteste scoppiate a seguito dell’assassinio da parte della polizia della giovane Mahsa Amini.

Vista così, forse, si riesce a capire più facilmente la valenza sociale del calcio: una “semplice” partita ha impedito al governo di Teheran di ripulirsi la faccia dinanzi al mondo intero. Non era un mistero, infatti, che i vertici della Repubblica Islamica contavano di normalizzare una situazione – oramai – fuori controllo puntando sulla qualificazione del team “melli” (nomignolo della nazionale di calcio iraniana) e proclamando – si vocifera – addirittura una giornata di festa nazionale. Ma così non è stato.

E non lo è stato nonostante le tantissime pressioni fatte ai calciatori impegnati in Qatar, finiti nel mirino del Regime per non aver cantato l’inno nazionale nella gara di debutto di questi mondiali (nelle successive due partite, infatti, tutti i calcatori lo hanno timidamente cantato), nonostante il tentativo di mettere a tacere qualsiasi forma di protesta messa in atto fuori e dentro gli stadi (diversi tifosi iraniani hanno provato – in pochi ci sono riusciti – ad esporre cartelli in solidarietà a chi in Iran sta lottando per la libertà), anche grazie alla collaborazione della Guardie Rivoluzionarie qatariote e nonostante gli arresti di alcuni ex calciatori colpevoli di essersi schierati al fianco del popolo in lotta.

La nazionale iraniana ieri ha perso sul campo contro gli Stati Uniti, ma fuori da quel rettangolo verde ha regalato una bellissima vittoria al suo popolo nella più importante ed impegnativa partita per la vita e la libertà.

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