Negli scorsi giorni la CONMEBOL, la confederazione sudamericana di calcio, ha siglato un accordo destinato a fare storia ma anche a generare tantissime polemiche.

“L’IFA è orgogliosa di unirsi alla magnifica famiglia CONMEBOL. Insieme, per il bene del gioco e dell’amicizia”. Le parole con cui la FIA, la federazione di calcio israeliana, ha accolto sui propri account social la firma dell’accordo.

“Questo è un momento storico particolarmente emozionante e una svolta internazionale per l’IFA. La nostra vera amicizia con Alejandro Domínguez (presidente della CONMEBOL ndr) ha dato origine a questo meraviglioso frutto per il calcio israeliano. […] Spero davvero che la squadra israeliana possa presto partecipare ad uno dei grandi tornei organizzati dalla Conmebol, forse la Copa América”, le parole del Presidente della FIA, Moshe Shino Zuares.

L’accordo, infatti, prevederebbe la possibilità per la propria squadra nazionale di partecipare a una delle prossime edizioni della Coppa America, il più importante torneo continentale per squadre nazionali della CONMEBOL. Il tutto, con ogni probabilità, senza neanche dover lasciare la UEFA, l’attuale Federazione a cui fa capo la nazionale israeliana.

Dal 1993, infatti, la CONMEBOL invita regolarmente due nazionali non affiliate a prendere parte alla Coppa America. Generalmente nazionali appartenenti alla CONCACAF, la federazione calcistica centro e nord americana. Basti pensare che il Messico, ad esempio, da quell’anno, è praticamente ospite fisso della competizione avendo partecipato a tutte le edizioni disputate fino al 2016. Nell’edizione del 1999, per la prima volta nella storia del torneo, fu – invece – invitata una nazionale asiatica, il Giappone. Nel 2019 è stato, poi, il turno del Qatar invitata nuovamente per l’edizione 2021, assieme all’Australia sebbene entrambe le nazionali abbiano dovuto declinare l’invito a causa della Pandemia di Covid-19.

La scelta della CONMEBOL, dunque, di siglare questo accordo con la Federazione Israeliana, da un punto di vista strettamente calcistico sembra essere assolutamente in linea e coerente con le scelte degli ultimi 30 anni. Quel che ha suscitato la contrarietà di tantissimi e tantissime, comprese diverse tifoserie sudamericane è, ovviamente, il contesto politico che fa da cornice ad un simile accordo: non si può, infatti, dimenticare che Israele è attualmente sotto i riflettori della politica internazionale nonché degli organi della giustizia mondiale per il genocidio che sta commettendo, in mondovisione, in Palestina.

È legittimo chiedersi, quindi, se fosse così indispensabile per la massima istituzione calcistica del Sudamerica siglare in questo momento un simile accordo che sembra a tutti gli effetti una dichiarazione di supporto ad una Nazione che ha estremo bisogno di riabilitare il proprio nome e la propria reputazione agli occhi del mondo intero…e come si sa il calcio è lo strumento ideale per arrivare nelle case di milioni di persone e ripulire così la propria immagine con la buona pace delle migliaia di persone morte a Gaza e delle centinaia di migliaia che ogni giorno, da 6 mesi a questa parte, lottano per sopravvivere in condizioni disumane.

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