Nel mondo della Vigilanza Privata e della Sicurezza, almeno in alcuni Istituti, purtroppo esistono realtà oscure e difficoltà che spesso rimangono celate agli occhi del pubblico e della stessa committenza. Dietro le porte di alcuni Istituti, molto spesso i lavoratori si trovano a fronteggiare una serie di sfide che mettono a dura prova la loro salute mentale, fisica e i loro diritti.
1. Turni massacranti e la disumanizzazione dei lavoratori
I lavoratori del Comparto Vigilanza e Sicurezza spesso affrontano turni estenuanti, senza pause adeguate. Le lunghe ore di Sorveglianza, la monotonia e la pressione costante possono portare a esaurimento fisico e mentale. Tuttavia, queste donne ed uomini sono spesso trattati come dei “robot” anziché come esseri umani e specialisti nel garantire la Sicurezza. Sempre più spesso ci si ritrova dinanzi a persone che per il quotidiano inflazionare del costo della vita, hanno esigenze plurime a livello familiare e personale, dunque con paghe spesso misere sono a loro volta vittime della situazione, quasi come in un circolo vizioso, che calza a pennello con ciò che disse Conrad HASSEL, l’Agente Speciale FBI che nel 1973, definì questo legame un attaccamento quasi morboso, come Sindrome di Stoccolma, che lega le vittime ai loro detentori, controllori, ovviamente le semplici “guardie” non sono certo ostaggio in senso fisico di un’Azienda o di un  Istituto, ma con la crisi occupazionale e la crescente situazione di instabilità economica, che livello psicologico e sociale sicuramente gioca un’azione alquanto determinante in tal senso, facendo molto spesso accettare agli stessi anche incarichi e compiti, senza alcuna considerazione per le loro esigenze umane, si pensi ad esempio a chi è costretto a sorvegliare intere aree di cantiere estese, di notte da soli, oppure a chi svolge un servizio di 12h in situazioni assurde, senza una postazione idonea e talvolta priva di servizi igienici e quanto altro occorrente per le proprie esigenze fisiologiche.
2. Vessazioni aziendali e mancanza di tutele
In alcune Aziende, ci giunge notizia che i lavoratori subiscono delle vere e proprie vessazioni anche da parte di quei colleghi, che sono o si sentono maggiormente ai loro datori di lavoro, che per secondi fini, si mostrano fedeli al Santo Paganino trasformandosi in Giuda Iscariota verso chi come loro si sacrifica ogni giorno, producendo volumi e ricchezze aziende per il lustro della Compagine Sociale a zero riconoscimenti. In certi casi, se qualcuno cerca di informarsi sui propri Diritti e su come farli valere, su quali potrebbero essere le loro tutele, si arriva anche ad includere il timore di un licenziamento con velate minacce, oppure trasferimenti improvvisi, in postazioni e situazioni maggiormente scomode e denigranti, contestazioni disciplinari e sanzioni interne che molto spesso non hanno alcuna condizione per essere comminate, finanche a giungere al mancato pagamento degli straordinari od altre forme discriminatorie espresse in modo collegiale e/o individuale. Questo accade maggiormente quando le “GPG” od i lavoratori del Comparto Vigilanza e Sicurezza in generale, decidono di iscriversi ad un’Organizzazione Sindacale oppure ad Associazioni Professionali di Categoria che svolgono azioni di tutela ed aggregazione per facilitare gli stessi all’accesso di eque informazioni precise in termini di Diritti e Tutele adeguate.
3. L’importanza di una riforma
È essenziale a parere del dott. Giuseppe ALVITI, Segretario Generale Nazionale FNL ITALIA – Comparto Vigilanza e Sicurezza, che si prenda coscienza di queste problematiche e con consapevolezza si lavori ad una sostanziale ed inclusiva riforma nel settore della Vigilanza Privata e della Sicurezza, non soltanto a livello di CCNL e/o di mancette salariali che poi sono sempre irrisorie e/o di poco conto, ma anche in merito a formazione, funzioni, condizioni di lavoro dignitose, oltre alla possibilità di difendere i propri diritti senza timore di ritorsioni.
In conclusione, è tempo di gettare luce su queste ombre e garantire che i lavoratori del Comparto siano trattati con giusta dignità ed equa Giustizia Sociale.

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