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Editoriale

SOCIAL NETWORK. La rete invasa da tuttologi disseminatori di critiche e di odio

Un tempo esistevano i bar o i saloni dei parrucchieri. Oggi, questi luoghi in cui ognuno si sentiva libero di dire la propria opinione sono cresciuti, si sono ampliati, sono diventati enormi.
Sono raggiungibili da tutti e, soprattutto, sono gratis. Parliamo, ovviamente, dei social network.

E così, fra post personali, condivisioni e commenti, ogni utente si trasforma in un tuttologo, fornendo alla sua platea opinioni (che spesso si trasformano in dogmi da dover condividere obbligatoriamente) su qualsiasi tipo di argomento, dal sociale alla cultura passando per gli inflazionati sport e politica.

La rete è ormai invasa da allenatori, tecnici, politici e amministratori, pronti a criticare e a disseminare odio spesso senza proporre, però, nulla di costruttivo. Sono “postatori” seriali che trascorrono gran parte della giornata su facebook con le antenne alzate per captare la preda e farla propria. Alcuni potrebbero essere facilmente accusati di stalking mediatico e cyberbullismo.

E così, chi vorrebbe utilizzare i social come futile strumento per trascorrere il tempo, si trova a leggere lezioni di vita ed editoriali interminabili di centinaia di persone che, nascondendosi dietro una tastiera ed un monitor, irradiano l’etere con assunti che altrimenti non avrebbero il coraggio di esprimere.
Sono pronti a litigare anche con toni accesissimi se qualcuno si permette di contraddirli e non accettano alcuna critica, benché la base del loro lavoro si basi proprio sulla disapprovazione dell’ operato altrui.

Frustrazione, odio, insoddisfazione e prosopopea sono i sentimenti che maggiormente si diffondono e, la cosa grave, è che sembrano essere contagiosi. Il segnale che passa e che tutti ormai fanno proprio è :”se Tizio esprime la sua opinione, posso farlo anche io“, dimenticando, però, che una cosa è esprimere opinioni e un’altra è sparare a zero contro tutto e tutti.

Come erano belli i tempi in cui per dover dire qualcosa bisognava alzare la cornetta del telefono e prendere un appuntamento; quando se volevi far sentire la tua voce alle istituzioni eri “costretto” a manifestare per difendere la tua opinione; quando, prima di sparare sentenze, si ponderava la situazione e si valutavano le conseguenze.
Come erano belli i tempi in cui esisteva il rapporto umano e il rispetto fra le persone era un valore imprescindibile.

Oggi la situazione è tristemente cambiata, ma noi, inguaribili romantici, speriamo ancora che ci sia una via da percorrere per ritornare indietro

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